Il fabbisogno di manodopera nel settore turistico continua a rappresentare una delle principali sfide strutturali dell’economia italiana, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Con la nota n. 423 del 9 febbraio 2026, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha definito la ripartizione territoriale delle quote per il lavoro subordinato stagionale di cittadini extraUE, assegnando complessivamente 15.075 ingressi per l’annualità 2026. Una misura che assume un rilievo strategico non solo sul piano occupazionale, ma anche in termini di tenuta e competitività del sistema turistico nazionale.
La distribuzione delle quote riflette l’analisi del fabbisogno di manodopera non comunitaria e le istanze presentate dagli operatori del settore. Il Sud Italia emerge come uno dei principali destinatari, confermando il ruolo centrale che il turismo riveste nell’economia meridionale e la difficoltà strutturale nel reperire forza lavoro stagionale sul mercato interno. Tra le regioni più interessate spicca la Campania, che concentra una quota significativa degli ingressi autorizzati, in particolare nella provincia di Napoli.
Alla Campania sono state assegnate oltre 1.300 quote complessive, considerando le diverse tipologie di ingresso. Di queste, Napoli da sola supera le 660 unità, con 151 quote riservate a cittadini provenienti da Paesi con accordi di cooperazione migratoria, 196 quote veicolate tramite le organizzazioni datoriali e 318 richieste presentate da soggetti privati. Numeri che fotografano la pressione esercitata dal comparto turistico e dei servizi collegati in un’area metropolitana che concentra flussi turistici, attività ricettive, ristorazione e servizi culturali per tutto l’anno, ma soprattutto nei picchi stagionali.
Anche Salerno conferma un fabbisogno elevato, con oltre 420 quote assegnate, mentre Caserta supera le 200 unità, segno di una domanda diffusa che non riguarda solo le grandi città ma anche i territori a forte vocazione balneare e culturale. Nel complesso, la Campania si colloca tra le regioni con il maggiore ricorso programmato a manodopera extraUE nel turismo, evidenziando una dipendenza strutturale che pone interrogativi di medio periodo sulle politiche attive del lavoro e sulla formazione.
Il quadro del Mezzogiorno è rafforzato dai dati di altre regioni del Sud. La Puglia guida la classifica nazionale, con oltre 1.700 quote complessive, trainata in particolare dalla provincia di Lecce, che da sola concentra più di 1.000 ingressi, soprattutto legati al turismo stagionale e balneare. Anche Sicilia e Sardegna mostrano numeri rilevanti, con una forte incidenza delle richieste presentate da soggetti privati, a conferma della frammentazione del tessuto imprenditoriale turistico e della stagionalità accentuata.
Nel complesso, la ripartizione delle quote per il 2026 restituisce l’immagine di un turismo italiano sempre più dipendente dal lavoro stagionale extraUE, in particolare nelle regioni meridionali. La concentrazione delle quote nel Sud e, in Campania, nell’area metropolitana di Napoli, sottolinea come le politiche migratorie siano diventate uno strumento imprescindibile di politica economica settoriale, necessarie per evitare colli di bottiglia produttivi e garantire la continuità dei servizi in uno dei comparti chiave del PIL nazionale.
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