Nonostante una dotazione complessiva di 153 miliardi di euro tra fondi europei e nazionali destinati alla coesione territoriale per il periodo 2021-2027, l’Italia registra gravi ritardi nell’impiego effettivo delle risorse. Secondo un rapporto pubblicato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati, solo circa il 5% dell’intero ammontare è stato effettivamente speso, con performance peggiori nelle regioni del Sud.
I fondi europei, pari a 74 miliardi di euro, vedono impegni per 13,5 miliardi (il 18%) e pagamenti per appena 3,8 miliardi (il 5%). Una situazione che, pur tenendo conto della partenza ritardata – l’accordo di partenariato tra Italia e Unione Europea è stato approvato solo nel luglio 2022, con i programmi nazionali e regionali avviati tra 2022 e 2023 – conferma la cronica lentezza burocratica nell’attuazione delle politiche di coesione.
Ancora più critico il quadro dei fondi nazionali, pari a oltre 78 miliardi di euro. Escludendo Campania e Sardegna per motivi legati alla recente sigla degli accordi, risultano programmate risorse per 20,7 miliardi, ma gli impegni finanziari sono solo 2,56 miliardi (12,4%) e i pagamenti appena 829 milioni (4%).
Il rapporto mette in luce un marcato divario territoriale. Le regioni del Centro-Nord, tra cui Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Lazio e le Province Autonome di Trento e Bolzano, mostrano una capacità di spesa significativamente superiore. Ad esempio, per i fondi regionali si registra un impiego del 32,9% e una spesa pari all’11,1%.
Nel Mezzogiorno, invece, la situazione appare decisamente più preoccupante. Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia riescono a programmare solo il 16,2% delle risorse nazionali e l’8,3% di quelle regionali, con livelli di spesa ancora più contenuti: 3,7% per i fondi nazionali e 2,8% per quelli regionali.
La combinazione di inefficienze amministrative e disparità territoriali rischia di compromettere gli obiettivi di riequilibrio socio-economico previsti dalla politica di coesione, aggravando ulteriormente il divario tra Nord e Sud e mettendo in discussione la capacità del Paese di valorizzare pienamente i fondi europei, fondamentali per lo sviluppo sostenibile e la crescita inclusiva.
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