L’ondata di vendite sui titoli tecnologici attraversa i mercati mondiali e porta Piazza Affari a un avvio pesante. Il Ftse Mib ha aperto in ribasso dell’1,68%, in linea con le principali Borse europee. Il movimento è partito da Wall Street, ha raggiunto l’Asia, dove Tokyo e Seul hanno perso circa il 6%, e si è poi esteso al Vecchio Continente.

Gli operatori collegano la caduta all’esito delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La vittoria dei democratici alimenta il timore di una regolamentazione più severa dell’intelligenza artificiale e di nuovi ostacoli alla costruzione dei data center, con possibili ritardi sugli investimenti in infrastrutture digitali. Il settore, che fino a ieri aveva trainato i listini, è il primo a pagare il nuovo equilibrio politico di Washington.

In Europa le perdite sono diffuse nei primi scambi: Francoforte ha ceduto l’1,74%, Londra l’1,45% e Parigi l’1,4%. A Milano, dopo la partenza, il calo si è ridotto e il Ftse Mib è tornato intorno al -1%. Pesa la chiusura di Wall Street della vigilia, con il Dow Jones in flessione del 3,44%.

I mercati cercano riparo nei beni rifugio. Lo spread tra Btp e Bund è salito fino a 112 punti base in avvio, per poi ripiegare verso quota 109. In parallelo scende il rendimento del decennale italiano, che si porta al 4,33%, segno di una domanda di titoli di Stato in aumento.

Tra i singoli titoli, le vendite colpiscono soprattutto il comparto bancario e quello dei pagamenti: Banco Bpm cede il 2,6% e Nexi il 3,4%.

Resta da capire se la correzione sia un aggiustamento di breve periodo o l’inizio di una fase più lunga. Dipenderà da come Washington tradurrà il voto in scelte concrete su tecnologia e investimenti. I dati sono quelli di metà mattina e possono cambiare rapidamente nel corso della seduta.


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