Quando gli economisti parlano di “Misery Index” (letteralmente indice di miseria o di disagio sociale), usano una formula molto semplice: sommano le persone che non lavorano all’aumento dei prezzi dei prodotti che compriamo ogni giorno.
A ottobre 2026 questo indicatore calcolato da Confcommercio è salito a 13 punti (con un aumento di mezzo punto rispetto a settembre), toccando il valore più alto registrato da dicembre 2023 ad oggi.
Ma cosa significa esattamente questa cifra per le tasche dei cittadini e delle famiglie?
1. Il problema non è il lavoro, ma quanto vale lo stipendio
La prima cosa da capire è che questo aumento del disagio non nasce da un’ondata di licenziamenti. Il mercato del lavoro in Italia sta tenendo: la disoccupazione “estesa” (ovvero chi cerca lavoro o è sottoccupato) si trova al 6,9%, un livello del tutto stabile rispetto ai mesi scorsi.
Il vero problema è che lo stipendio, anche per chi lavora, compra sempre meno cose.
2. La spesa di tutti i giorni costa il 5,8% in più
L’indice sale perché l’inflazione sui beni ad alta frequenza d’acquisto — cioè le cose che non possiamo fare a meno di comprare settimanalmente o mensilmente — è schizzata al +5,8% all’anno (era al 5,2% a settembre).
In parole povere, i rincari si concentrano su due voci obbligate:
Bollette ed energia: luce e gas sono tornati a salire.
Alimentari freschi: frutta, verdura, carne e cibi di prima necessità costano di più.
Se una famiglia prima spendeva 500 euro al mese per questo tipo di acquisti obbligati, oggi per portarsi a casa la stessa esatta merce ne deve sborsare quasi 530. Quei 30 euro in più usciti dal portafoglio non vanno ad aumentare il benessere o i consumi, ma servono solo a coprire l’aumento dei prezzi.
3. La diagnosi: un impoverimento “silenzioso”
In sintesi, il dato di ottobre ci dice che in Italia l’area del disagio sociale si sta allargando non perché si perde il posto di lavoro, ma per erosione diretta del potere d’acquisto.
Quando il Misery Index sale a causa dei prezzi, le famiglie reagiscono tagliando tutto ciò che è superfluo: uscite al ristorante, viaggi, abbigliamento e svago. È il quadro di un’economia in cui la gente continua a lavorare, ma arrivata alla fine del mese si ritrova con il conto più vuoto rispetto all’anno scorso.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











