Intesa Sanpaolo monte dei paschi di siena

La sfida per il controllo di Monte dei Paschi di Siena entra in una fase decisiva. A meno di ventiquattro ore dalla proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm, Intesa Sanpaolo rompe gli indugi e presenta una Offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sull’intero capitale della banca senese. L’operazione, comunicata ai sensi dell’articolo 102 del Tuf, rappresenta uno dei movimenti più rilevanti degli ultimi anni nel settore bancario italiano.

Il corrispettivo proposto da Intesa prevede 1,6 azioni di nuova emissione più un euro in contanti per ogni azione Mps, per una valorizzazione complessiva pari a 10,091 euro per titolo. Il prezzo incorpora un premio del 12,5% rispetto alla chiusura del 5 giugno e del 17,4% sulla media ponderata degli ultimi tre mesi. In caso di adesione totale, il controvalore massimo dell’operazione raggiungerebbe 30,6 miliardi di euro, confermando la portata strategica dell’iniziativa.

L’avvio dell’offerta resta subordinato al rilascio delle autorizzazioni preventive. Intesa definisce l’Opas come un’operazione “di mercato”, rivolta direttamente a tutti gli azionisti Mps, con l’obiettivo dichiarato di costruire un gruppo in grado di valorizzare appieno le potenzialità delle due realtà.

Parallelamente, il consiglio di amministrazione di Intesa ha approvato l’acquisto del 3,01% di Generali, accompagnato da un derivato di copertura. La banca precisa che la partecipazione – che verrebbe acquisita indirettamente tramite Mps, titolare dell’86,348% di Mediobanca – sarà mantenuta come investimento finanziario non di controllo, senza alcun coinvolgimento nella governance della compagnia assicurativa. L’operazione beneficerà inoltre del trattamento prudenziale del Danish Compromise, elemento che contribuisce alla sostenibilità patrimoniale dell’Opas.

Sul fronte industriale, Intesa annuncia un accordo con Unipol Assicurazioni, funzionale alla gestione preventiva dei profili antitrust. L’intesa prevede che Unipol acquisisca una banca operante con marchio e segni distintivi Mps, composta da 635 filiali e da gran parte delle strutture centrali necessarie per operare in autonomia. Il trasferimento del compendio aziendale è subordinato al perfezionamento dell’Opas e all’adesione di Mps all’accordo.

Le stime industriali delineano un gruppo di dimensioni e redditività significativamente superiori rispetto al piano attuale di Intesa. L’utile netto del nuovo perimetro è previsto a oltre 16 miliardi nel 2029, contro gli 11,5 miliardi stimati nel piano Impresa 2026‑2029. Il Roe supererebbe il 20%, mantenendo un’ipotesi prudenziale di Euribor stabile all’1,95%. La banca segnala inoltre un potenziale ulteriore upside legato a un eventuale rialzo dei tassi rispetto allo scenario conservativo.

Sul fronte della remunerazione degli azionisti, Intesa prevede che il gruppo combinato possa distribuire 61 miliardi di euro nel periodo 2025‑2029, rispetto ai 50 miliardi previsti dal piano stand‑alone. È prevista anche una distribuzione straordinaria cash da 2,7 miliardi tra il 2026 e il 2027. Confermato il payout ratio del 95% dell’utile netto contabile, di cui il 75% in dividendi e il 20% in buyback.

L’Opas di Intesa apre dunque una nuova fase nella geografia bancaria italiana, con un’operazione che intreccia strategia industriale, consolidamento del settore, gestione degli asset assicurativi e un complesso equilibrio regolamentare. La risposta del mercato e degli azionisti Mps determinerà ora il futuro della banca più antica del mondo e il nuovo assetto del sistema creditizio nazionale.


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