Il Governo ha approvato la regolazione del lavoro tramite piattaforme digitali. Con la seduta n. 182 del 23 luglio 2026, il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare il decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2024/2831, dedicata al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali. Si tratta di un intervento atteso, che dà attuazione alla delega prevista dall’articolo 11 della legge n. 91/2025 e introduce una disciplina organica applicabile a tutte le piattaforme che organizzano lavoro sul territorio nazionale, indipendentemente dalla loro sede.
Il decreto affronta il nodo centrale della qualificazione del rapporto di lavoro, estendendo la presunzione di subordinazione già prevista per i rider a tutti i lavoratori delle piattaforme. La norma individua una serie di elementi di fatto rilevanti, tra cui l’organizzazione della prestazione da parte della piattaforma, la soggezione del lavoratore a direttive su contenuti, modalità e tempi, e l’utilizzo di sistemi automatizzati che incidono sui poteri di direzione e controllo. Le stesse tutele vengono riconosciute anche a chi opera tramite intermediari, ampliando la platea dei lavoratori protetti.
Uno dei capitoli più innovativi riguarda la gestione algoritmica del lavoro, ambito nel quale il decreto introduce limiti stringenti. È vietato trattare dati relativi allo stato emotivo o psicologico, alle conversazioni private, all’esercizio dei diritti fondamentali, così come desumere informazioni su convinzioni personali, condizioni di salute, adesione sindacale o orientamento sessuale. Le piattaforme non potranno raccogliere dati quando il lavoratore non sta svolgendo la prestazione né si sta proponendo per svolgerla. A ciò si aggiungono l’obbligo di valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e specifici obblighi informativi sui sistemi utilizzati.
Il decreto impone inoltre la supervisione umana dei sistemi automatizzati, con verifiche periodiche del loro impatto e l’adozione di misure correttive fino alla cessazione dell’utilizzo in caso di rischi discriminatori. Le decisioni che incidono in modo significativo sulla posizione lavorativa – come limitazioni, sospensioni, cessazioni del rapporto o chiusura dell’account – dovranno essere adottate esclusivamente da una persona fisica, pena la nullità. Al lavoratore viene riconosciuto il diritto a ottenere una spiegazione scritta delle decisioni automatizzate e a chiederne il riesame, con obbligo di rettifica e, in caso di mancato intervento, risarcimento del danno.
Sul fronte della salute e sicurezza, il decreto rafforza le misure di prevenzione, includendo i rischi connessi all’organizzazione algoritmica del lavoro e prevedendo canali di segnalazione contro violenze e molestie. Sono introdotti obblighi di informazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori, nonché requisiti di trasparenza verso le autorità competenti, evitando duplicazioni di dati già disponibili. La norma disciplina anche la cooperazione tra autorità nazionali e quelle degli altri Stati membri, con il coinvolgimento dell’Autorità europea del lavoro, e introduce tutele contro atti ritorsivi e un regime sanzionatorio dedicato.
Il decreto segna così un passaggio cruciale nella regolazione del lavoro digitale, affrontando le criticità emerse negli ultimi anni e ponendo l’Italia tra i Paesi che hanno recepito in modo più ampio e strutturato la direttiva europea. Una riforma che incide sul cuore del nuovo mercato del lavoro, dove la tecnologia è sempre più centrale ma deve essere governata da principi di trasparenza, equità e tutela dei diritti fondamentali.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











