Risparmi soldi povertà - carta acquisti inflazione - Povertà sud

In Italia la povertà non è più sinonimo esclusivo di disoccupazione o marginalità estrema. Negli ultimi anni ha assunto una nuova forma, più silenziosa e per certi versi più inquietante: quella dei Working Poor, persone che pur avendo un lavoro stabile o continuativo non riescono a sostenere le spese essenziali. L’ultimo rapporto Eurostat 2024 certifica il fenomeno: oltre 1 lavoratore su 10 è oggi a rischio povertà, una percentuale in aumento rispetto al 2023 e superiore alla media Ue. L’Italia è l’ottavo Paese europeo più colpito, segno di un mercato del lavoro in cui stipendi bassi, precarietà e costo della vita crescente alimentano vulnerabilità diffuse.

Un quadro confermato anche dall’osservazione diretta dei territori. Secondo i dati 2025 dell’Osservatorio sulla povertà in Italia di Antoniano, realtà promotrice della rete solidale Operazione Pane, le richieste di sostegno arrivano sempre più da persone con un’occupazione. Tra i 6.696 individui assistiti, 765 rientrano nella categoria dei Working Poor, un aumento del 4% in soli dodici mesi. L’incidenza maggiore si registra nel Veneto, che da solo rappresenta il 39% del totale nazionale, con un incremento del 58% rispetto al 2024.

Il fenomeno evidenzia una trasformazione strutturale della povertà: non riguarda più prevalentemente chi vive senza tetto o senza reddito, ma anche chi possiede una casa o un lavoro, senza tuttavia poterne sostenere i costi nel tempo. Nel 2024 oltre la metà degli assistiti era senza dimora; oggi questa quota è scesa al 25%. La nuova vulnerabilità ha radici nella perdita di stabilità economica, non nella sola condizione abitativa.

L’analisi territoriale mostra poi un altro elemento di fragilità crescente: nel 2025 sono aumentati i numeri complessivi delle persone che hanno chiesto aiuto, +14% rispetto all’anno precedente. Crescono soprattutto gli over 60 (+8%) e i giovani tra i 18 e i 30 anni (+1%), due categorie lontane tra loro ma accomunate dall’incapacità di reggere l’impatto della crisi del lavoro qualificato, dell’aumento dei prezzi e della ridotta protezione sociale. Aumenta anche la quota di cittadini italiani in difficoltà, oggi pari al 20%.

Il quadro familiare mostra dinamiche altrettanto significative. Grazie a nuovi interventi locali, diminuiscono i nuclei che chiedono sostegno (–12%), ma quelli che si rivolgono alla rete arrivano con composizioni più ampie: 4 membri per famiglia, con 3 figli in media, contro i 2 dell’anno precedente. Crescono anche le famiglie italiane assistite, oggi +7%.

La regione che più interpreta questa transizione sociale è la Campania, dove si concentra il 29% dei nuclei familiari sostenuti, la percentuale più alta d’Italia. Qui la fragilità riguarda soprattutto famiglie monogenitoriali (37%), spesso guidate da donne, e minori (17%), evidenziando un problema generazionale oltre che economico. Ancora più significativo è il dato sull’origine: il 43% delle famiglie italiane in difficoltà assistite da Operazione Pane vive proprio in Campania.

L’immagine che emerge è quella di un Paese in cui il concetto di sicurezza economica si sta sgretolando. Avere un’occupazione non basta più a garantire una vita dignitosa e la povertà, un tempo visibile ai margini, oggi attraversa silenziosamente case, uffici, linee produttive e quartieri residenziali. Una sfida che chiama in causa salari, politiche sociali, welfare territoriale e tenuta complessiva del modello economico.