Il braccio di ferro tra il governo italiano e la Banca Centrale Europea si riaccende sulle riserve auree di Bankitalia, mentre la manovra finanziaria entra nel tratto più delicato del suo percorso parlamentare. Per la seconda volta in pochi giorni, la BCE ha espresso un altolà formale all’emendamento presentato da Fratelli d’Italia che interviene sulla gestione dell’oro custodito dalla banca centrale italiana.
Nonostante le modifiche introdotte nella nuova versione del testo, inviata a Francoforte il 4 dicembre, secondo l’Eurotower “non è ancora chiara la concreta finalità della proposta”, che resta priva di una relazione illustrativa esplicativa. Un rilievo che pesa politicamente e tecnicamente, perché tocca uno dei pilastri dell’architettura monetaria europea: l’indipendenza delle banche centrali nazionali.
La BCE riconosce che la nuova formulazione recepisce in parte i richiami precedenti sul rispetto dei Trattati in materia di riserve, ma ribadisce che, in assenza di chiarimenti sulla ratio dell’intervento, le autorità italiane sono invitate a “riconsiderare la proposta” per non compromettere l’autonomia della Banca d’Italia.
Dal fronte del governo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha assicurato che i chiarimenti richiesti arriveranno a breve e filtra un cauto ottimismo sulla possibilità di ricomporre lo scontro tecnico con Francoforte. Ma il dossier oro si inserisce in una manovra che è diventata ormai un puzzle complesso di equilibri finanziari, coperture da trovare e tensioni politiche crescenti.
Al centro delle prossime modifiche della legge di Bilancio ci sono soprattutto le misure fiscali su banche e assicurazioni, che dovrebbero garantire un contributo complessivo da circa 600 milioni in due anni, attraverso una stretta sulla deducibilità delle perdite pregresse. Sul tavolo anche l’aumento dell’aliquota sulla polizza Rc auto per gli infortuni del conducente, il ritocco della Tobin tax, la tassa sui pacchi e la rivalutazione dei terreni.
Resta invece ancora incerto il destino della tassazione agevolata sull’oro da investimento, che potrebbe rappresentare una delle leve per ampliare i margini di manovra del governo. Da qui dipende anche la possibilità di intervenire su diversi capitoli politicamente sensibili, dagli affitti brevi, con il ritorno della cedolare secca al 21% per il primo immobile, fino ai dividendi, all’Irap sulle holding industriali, alle detrazioni per i libri scolastici, all’iperammortamento e all’Isee sulla prima casa.
Nel frattempo esplode la polemica politica sull’emendamento che raddoppia il tetto al contante, portandolo da 5.000 a 10.000 euro, introducendo però un’imposta di bollo di 500 euro per i pagamenti cash sopra la soglia. Le opposizioni attaccano duramente: secondo Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra, la misura rappresenta un messaggio pericoloso sul fronte della legalità, favorendo evasione e riciclaggio più che i cittadini onesti.
Tutto questo avviene mentre le prospettive di crescita dell’Italia restano fragili. L’agenzia Scope Rating ha confermato una previsione di Pil per il 2025 intorno allo 0,6%, ma ha rivisto al ribasso quella di medio periodo, limando le stime per il 2027. Un segnale che rafforza le preoccupazioni sulla tenuta della finanza pubblica nel contesto di vincoli europei sempre più stringenti.
Intanto la Commissione Bilancio del Senato si prepara ad avviare le votazioni sugli emendamenti, con sedute previste anche nel fine settimana. Il confronto tra governo, Bruxelles e Parlamento entra così in una fase decisiva: sulle riserve d’oro, sul contante, sulla fiscalità e sulle coperture si gioca non solo l’equilibrio della manovra, ma anche la credibilità economica dell’Italia in Europa.
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