Il mercato del lavoro italiano chiude il 2025 con un segnale contrastante: a dicembre calano occupati e disoccupati mentre cresce l’area dell’inattività, delineando una dinamica che preoccupa più per la qualità che per la quantità dei numeri. Secondo i dati diffusi dall’Istat, il numero degli occupati scende dello 0,1% rispetto a novembre, pari a 20mila unità in meno, attestandosi a 24 milioni e 142mila persone.
La flessione colpisce in particolare gli uomini, i lavoratori a tempo determinato e le fasce centrali di età, tra i 25 e i 49 anni, mentre cresce l’occupazione femminile, quella degli autonomi e dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Rimane sostanzialmente stabile, invece, il bacino dei dipendenti permanenti e degli over 50. Il tasso di occupazione scende al 62,5%, in calo di 0,1 punti percentuali su base mensile.
Parallelamente diminuisce anche il numero delle persone in cerca di lavoro: -1% rispetto a novembre, pari a 15mila unità in meno, con una riduzione che riguarda soprattutto le donne e gli over 25. Il tasso di disoccupazione cala così al 5,6%, ma il dato più critico arriva dal fronte giovanile: la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni sale al 20,5%, con un aumento di 1,4 punti percentuali in un solo mese.
Il vero segnale d’allarme è però rappresentato dall’aumento degli inattivi. A dicembre crescono di 31mila unità le persone tra i 15 e i 64 anni che non lavorano e non cercano un’occupazione, portando il tasso di inattività al 33,7%. L’aumento coinvolge uomini e donne e quasi tutte le classi d’età, con l’unica eccezione dei più giovani, tra i quali gli inattivi diminuiscono.
Lo sguardo trimestrale restituisce un quadro meno negativo: nel periodo ottobre-dicembre 2025 gli occupati aumentano dello 0,3%, pari a 74mila unità in più rispetto al trimestre precedente. Nello stesso arco temporale, però, le persone in cerca di lavoro calano del 5,3% e gli inattivi tornano a crescere, confermando una tendenza strutturale alla fuoriuscita dal mercato del lavoro.
Su base annua, il confronto con dicembre 2024 mostra un incremento complessivo dell’occupazione di 62mila unità, trainato dalla crescita dei dipendenti permanenti (+161mila) e degli autonomi (+147mila), a fronte di un forte ridimensionamento dei contratti a termine (-245mila). Il tasso di occupazione, tuttavia, rimane invariato rispetto a un anno fa, segno che l’aumento demografico degli occupati non si traduce in un rafforzamento strutturale del mercato.
Nel complesso, il 2025 si chiude con meno precarietà ma anche con meno partecipazione, un equilibrio fragile che interroga le politiche economiche e del lavoro. La crescita degli inattivi, più che il calo degli occupati, emerge come la vera sfida del prossimo anno: riportare nel circuito produttivo chi ha smesso di cercare lavoro sarà decisivo per sostenere crescita, consumi e tenuta sociale.
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