Il dibattito sulla difesa torna al centro dell’agenda politica italiana. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l’intenzione di presentare in Consiglio dei ministri e successivamente in Parlamento un disegno di legge per l’introduzione di un servizio militare volontario, definito come “modello evoluto” rispetto alla tradizionale leva obbligatoria abolita nel 2005.
Durante una conferenza stampa a Parigi, Crosetto ha illustrato l’impianto generale della proposta, chiarendo che non si tratterà di un ritorno alla coscrizione forzata, ma di un sistema strutturato su base volontaria, simile a quello in discussione in Germania e già avviato in Francia. «È uno schema che non è molto diverso da quello tedesco – ha spiegato – perché prevede una volontarietà. Ma rispetto al modello tedesco, quello francese appare ancora più flessibile e non automatico».
Secondo Crosetto, la spinta al ripensamento delle politiche di difesa nasce dall’attuale scenario internazionale, segnato da un deterioramento della stabilità geopolitica e da un cambiamento strategico nei Paesi europei. «Tutte le nazioni europee stanno rivalutando le scelte fatte 10-15 anni fa. Oggi molti governi stanno aumentando gli organici delle forze armate perché il contesto globale è profondamente mutato».
Il ministro cita il caso della Svizzera, dove la riserva coinvolge cittadini fino ai cinquant’anni, e invita a una valutazione collettiva che raccolga un consenso ampio nel sistema istituzionale. Il nuovo testo normativo, spiega, non sarà presentato come provvedimento imposto dal governo ma come “traccia parlamentare” da discutere, integrare e condividere con tutte le forze politiche. «Serve una base ampia e istituzionale: la difesa non è una materia da decreto, ma da Parlamento», sottolinea.
Crosetto non si limita al tema del personale, ma apre a un ripensamento complessivo delle regole della difesa nazionale. Secondo il ministro, una maggiore prontezza strategica richiede procedure amministrative più snelle, soprattutto quando in gioco ci sono infrastrutture critiche. «In Italia – osserva – per costruire un bunker servono gli stessi permessi necessari per aprire una gelateria. Non è più sostenibile».
La proposta arriva in un momento in cui l’Europa sperimenta un ritorno della geopolitica come priorità strategica, e mentre diversi governi investono sulla difesa comune europea e sugli eserciti nazionali. Se approvata, la nuova leva volontaria italiana si porrebbe come strumento ponte tra forze armate professionali e riserva civile, con l’obiettivo di ampliare la capacità operativa dello Stato.
Per Crosetto, la domanda chiave non è più se la difesa debba evolvere, ma come farlo in modo equilibrato. «Il futuro richiede non soltanto più uomini, ma regole nuove. E la politica ha il dovere di discuterne adesso».
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