Zelensky Putin Trump

A distanza di pochi giorni dalla telefonata tra Putin e Trump, il quadro diplomatico e militare sembra diventare sempre più complesso. L’illusione di una trattativa imminente è stata smentita dalla realtà: la guerra tra Russia e Ucraina continua, raggiungendo livelli sempre più violenti e crudeli.

Donald Trump, che si era proposto come mediatore in grado di risolvere il conflitto in 24 ore, sembra quasi essersi arreso: “Non sono contento di Putin, non mi piace quello che sta facendo, non mi piace per niente. Non so cosa gli sia successo”,
ha scritto sul suo social Truth, dopo che la Russia ha bombardato l’Ucraina con 355 droni: il numero più alto mai registrato dall’inizio del conflitto.

Il presidente degli Stati Uniti sembra quasi sorpreso dal comportamento di Putin, che in realtà non fa altro che continuare ciò che è iniziato il 24 febbraio 2022: attacchi violenti, vittime civili, bombardamenti senza sosta.

Mentre Trump sembra defilarsi, l’Europa muove pedine importanti: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato l’invio all’Ucraina di missili a lungo raggio senza limitazioni d’uso geografico, aprendo così alla possibilità che Kiev colpisca obiettivi in territorio russo. Immediata la reazione del ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, che ha affermato: “La Germania è ormai direttamente parte del conflitto”.

Sul fronte europeo, le posizioni restano divise: da un lato Berlino, Parigi e Londra sembrano orientarsi verso un sostegno militare più diretto, dall’altro, l’Italia mantiene una linea prudente. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito: “Le nostre armi devono essere sempre usate nel territorio ucraino. Questa è e resta la linea dell’Italia”.

Nel frattempo, la diplomazia cerca ancora una via. Secondo quanto riportato da Reuters, Putin avrebbe avanzato una serie di condizioni per una cessazione delle ostilità: un impegno scritto a fermare l’espansione della NATO verso est, escludendo Ucraina, Georgia e Moldavia; la neutralità dell’Ucraina oltre alla revoca di alcune sanzioni occidentali; la risoluzione delle questioni sui beni sovrani russi congelati e, infine, garanzie per i diritti dei russofoni in Ucraina.

Secondo la stessa fonte, Zelensky avrebbe aperto alla possibilità di un vertice a tre con Putin e Trump, a condizione che si tenga in una sede neutrale come Turchia, Svizzera o Vaticano, escludendo la Bielorussia per il suo coinvolgimento nell’invasione del 2022.

L’impressione generale è quella di un conflitto che si avvicina a un punto di svolta, ma in cui nessuno è pronto a cedere del tutto. Sono cambiati alcuni attori, ma la situazione è simile a quella di tre anni fa.

Putin continua a usare la forza militare per rafforzare la sua posizione negoziale, consapevole che l’economia russa fatica a reggere ancora a lungo una guerra prolungata.
Zelensky sembra disposto a qualunque sforzo diplomatico pur di ottenere un cessate il fuoco.
Trump, pur continuando a vestirsi da mediatore, si chiama fuori dal conflitto e sottolinea ancora una volta che questa è “la guerra di Biden, Putin e Zelensky”.

L’Europa resta spaccata: da una parte Germania, Regno Unito e Francia spingono per un sostegno militare più deciso; dall’altra, l’Italia e altri paesi mantengono un approccio più cauto, preoccupati dal rischio di un’escalation incontrollabile.

L’unica vera buona notizia delle ultime settimane è lo scambio di mille prigionieri per parte, diviso in più fasi, frutto di un lavoro diplomatico condotto a Istanbul dalle rispettive delegazioni all’inizio del mese. Nonostante aperture e promesse, il conflitto continua.

di Alessandro Grande


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