Sciopero Generale Gaza Foto Usb
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Il sindacalismo di base torna in piazza. Per domani, 28 novembre, i Cobas insieme a tutte le sigle sindacali di base hanno indetto uno sciopero generale nazionale che coinvolgerà pubblico e privato, trasporti, scuola, sanità e servizi. La mobilitazione sarà accompagnata da manifestazioni territoriali, tra cui una delle principali a Roma, dove alle 9:30 partirà un corteo da piazza Indipendenza diretto verso le sedi istituzionali.

Secondo le organizzazioni promotrici, lo sciopero si inserisce in un quadro definito «di peggioramento delle condizioni sociali e lavorative» e rappresenta una risposta alla Legge di Bilancio in discussione in Parlamento, accusata di ridurre gli investimenti nei servizi essenziali a vantaggio di spese militari e misure considerate insufficienti sul piano salariale e previdenziale.

Nella nota che annuncia la mobilitazione, la Confederazione Cobas sottolinea come l’obiettivo sia quello di ottenere investimenti significativi nella scuola, nella sanità e nei trasporti, oltre a misure strutturali per contrastare la precarietà, stabilizzare il personale con contratti a termine nella pubblica amministrazione e garantire aumenti salariali che compensino «la perdita di oltre il 30% del potere d’acquisto in vent’anni».

Tra le rivendicazioni trovano spazio la richiesta di un salario minimo legale, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, la perequazione delle pensioni all’inflazione e una riforma previdenziale che renda l’assegno pensionistico «pari all’ultimo stipendio percepito».

La protesta assume anche una dimensione politica e internazionale. I Cobas chiedono l’interruzione del sostegno militare allo Stato di Israele in nome della «solidarietà con la resistenza palestinese» e si schierano contro il DDL Sicurezza, giudicato repressivo nei confronti di proteste sindacali e sociali. Contestata anche l’Autonomia differenziata, ritenuta un acceleratore delle disuguaglianze territoriali.

Sul versante sindacale il fronte non è compatto. I Cobas confermano di aver invitato la CGIL a partecipare, come avvenuto nella mobilitazione del 3 ottobre, definita «un’esperienza positiva di unità d’azione». Tuttavia, la CGIL ha scelto una mobilitazione separata prevista per il 12 dicembre, quando l’iter della manovra sarà quasi concluso. Una decisione che il sindacalismo di base definisce «un’occasione mancata».

Lo sciopero arriva in una fase cruciale per i rapporti sociali ed economici del Paese. Mentre il Governo rivendica una legge di bilancio definita «responsabile e sostenibile», crescono le pressioni da parte dei settori sindacali più radicali, che accusano l’esecutivo di favorire liberalizzazioni, privatizzazioni e politiche fiscali regressive a scapito dei lavoratori.


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