Il convegno “Banche di Credito cooperativo, Istituzioni e Mezzogiorno. Un’agenda per lo sviluppo sociale e territoriale”, svoltosi oggi a Napoli, ha offerto una fotografia dettagliata dello stato dell’economia meridionale e del ruolo strategico del credito cooperativo. Durante l’incontro è stato presentato il nuovo Report Svimez, realizzato per la Federazione delle Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria, che integra analisi macroeconomiche, dati sulla raccolta e sull’impiego del credito e un innovativo strumento di misurazione: il Bcc Credit Index, un indicatore che valuta la competitività territoriale dei 954 comuni delle due regioni.
Il quadro macroeconomico aggiornato a giugno 2026 conferma che il 2025 è stato un anno di rallentamento per le principali economie europee. L’area Ue‑27 cresce dell’1,5 per cento, ma Germania (+0,2), Francia (+0,8) e Spagna (+2,8, in calo rispetto al +3,5 dell’anno precedente) mostrano segnali di frenata. In questo contesto l’Italia registra un +0,5 per cento, ma conserva il miglior posizionamento cumulato tra le grandi economie continentali nel periodo 2021‑2025: +7,1 per cento, davanti a Germania (+0,7), Francia (+6,2) e media Ue (+6,6), seconda solo alla Spagna (+15,1).
All’interno di questo scenario, il Mezzogiorno si conferma l’area più dinamica del Paese, con una crescita cumulata del +9,5 per cento nel quinquennio, superiore al +7,1 nazionale e al +6,6 del Centro‑Nord. Anche nel 2025 il Sud (+0,7) cresce più della media italiana (+0,5) e del Centro‑Nord (+0,5), secondo solo al Centro (+1,0). Tuttavia, il differenziale favorevole riflette fattori non strutturali: l’onda lunga degli incentivi edilizi, la fase espansiva del PNRR e la chiusura del ciclo di coesione 2014‑2020.
Campania e Calabria mostrano traiettorie divergenti. La Campania registra la crescita cumulata più elevata tra le regioni italiane (+11,3 per cento nel 2021‑2025, +0,9 nel 2025), mentre la Calabria si ferma a +5,2 (+0,8 nel 2025), frenata da un’economia meno diversificata e da una più lenta uscita dalla recessione iniziata nel 2008.
Un fattore di rischio specifico riguarda la svolta protezionistica degli Stati Uniti. Secondo le stime Svimez, i dazi del 2025 potrebbero sottrarre all’Italia 6,3 miliardi di valore aggiunto e quasi 90.000 occupati, di cui 13.300 nel Mezzogiorno. La Campania, prima regione del Sud per export verso gli Usa (1,93 miliardi), rischia una perdita di 239 milioni e circa 4.700 occupati, concentrati in farmaceutica e agroalimentare; la Calabria, 31 milioni e 800 occupati.
Dietro i dati di crescita si nascondono fragilità profonde. Sul fronte demografico, le proiezioni Svimez al 2050 indicano per il Mezzogiorno una perdita di 3,5 milioni di residenti: la Calabria scenderebbe da 1,83 a 1,47 milioni (-19,6 per cento), la Campania da 5,59 a 4,67 milioni (-16,5 per cento). Continua l’emorragia di capitale umano qualificato: nel quinquennio più recente il Sud ha perso oltre 90.000 giovani laureati, con un saldo cumulato di -25.550 per la Campania e -12.617 per la Calabria. Negli ultimi vent’anni la migrazione interna qualificata è costata al Mezzogiorno circa 132 miliardi di euro.
Il mercato del lavoro, pur in recupero, resta segnato da bassa partecipazione – specie femminile, ferma al 32‑33 per cento – da elevata precarietà e da una perdita reale di potere d’acquisto dei salari che nel 2021‑2025 raggiunge il -10,2 per cento nel Mezzogiorno, la più ampia tra le grandi economie europee. Il divario infrastrutturale completa il quadro: sanità, alta velocità, accessibilità delle aree interne continuano a segnare una distanza strutturale tra Campania e Calabria, con la prima che si conferma “Nord del Sud”.
In questo contesto, il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo emerge come decisivo. Le Bcc presidiano i territori che il mercato bancario tradizionale tende ad abbandonare: in Campania sono presenti in 106 comuni su 550, e in 52 sono l’unico sportello bancario; in Calabria in 57 comuni su 404, di cui 30 a presidio esclusivo. Senza la rete cooperativa, oltre 80 comuni resterebbero privi di qualsiasi intermediazione finanziaria fisica.
La specializzazione delle Bcc è coerente con l’economia reale dei territori: commercio, costruzioni e agricoltura. Tra il 2016 e il 2024 la raccolta Bcc è cresciuta del 50 per cento in Campania e del 53 per cento in Calabria, oltre il doppio del sistema bancario complessivo. Le Bcc destinano il 54 per cento degli impieghi alle imprese con meno di 50 addetti in Campania (contro il 31 per cento del sistema bancario) e il 52 per cento in Calabria (contro il 25 per cento): oltre 20 punti percentuali di scarto che rappresentano la quota di credito alle piccole imprese che resterebbe scoperta senza il presidio cooperativo.
Il nuovo Bcc Credit Index misura la competitività territoriale lungo tre dimensioni – economico‑produttiva, socio‑demografica e finanziaria – aggregando 15 indicatori per ciascuno dei 954 comuni. La media regionale migliora di 3,5 punti in entrambe le regioni, ma la posizione relativa resta persistente: il 65 per cento dei comuni rimane nello stesso quintile. Il sottoindice socio‑demografico è l’unico stagnante: in 78 comuni campani e 79 calabresi peggiora tra il 2018 e il 2023, spesso nonostante una crescita economica parallela. Sono territori “buoni oggi, fragili domani”, dove il motore produttivo gira ancora ma la base demografica si assottiglia.
Per il sistema cooperativo, il Bcc Credit Index diventa uno strumento operativo per valutare il rischio di credito, pianificare la rete e orientare la mutualità esterna. Per il decisore pubblico, conferma che il presidio bancario nelle aree fragili non è una questione tecnica ma di coesione territoriale. La crescita del quinquennio ha ridotto il rischio medio del portafoglio, ma la demografia impone di leggere ogni territorio nella sua dinamica, non nella sola fotografia.
La sfida dello sviluppo del Mezzogiorno richiede un’alleanza stabile tra istituzioni, credito, impresa e comunità territoriali: un patto che il credito cooperativo, con la sua presenza capillare, contribuisce a rendere possibile.
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