L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico entra in una fase decisiva e si arricchisce di nuovi elementi destinati ad alimentare il fronte investigativo. Dopo il decesso del bambino, avvenuto in seguito alle complicanze legate al trapianto di un cuore ritenuto danneggiato, le attività di acquisizione documentale da parte dei carabinieri del Nas sono proseguite anche nelle ultime ore presso l’ospedale Monaldi di Napoli.

Al centro delle nuove contestazioni vi è un punto tecnico che potrebbe rivelarsi cruciale: secondo il legale della famiglia, nella cartella clinica consegnata mancherebbe il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che consentirebbe di individuare con precisione il momento esatto dell’espianto del cuore del bambino prima dell’impianto dell’organo proveniente da Bolzano. Un’assenza che, secondo la difesa, non sarebbe un dettaglio formale ma un elemento potenzialmente determinante per ricostruire la sequenza temporale delle operazioni chirurgiche.

La segnalazione verrà formalizzata in Procura, aprendo un ulteriore fronte in un’indagine che si preannuncia complessa sotto il profilo tecnico e medico-legale. Nei prossimi giorni dovrà essere fissata l’autopsia, passaggio fondamentale non solo per chiarire le cause del decesso ma anche per procedere al sequestro e alle analisi sull’organo impiantato il 23 dicembre scorso. Le verifiche punteranno a stabilire se eventuali criticità possano essersi verificate già nella fase di espianto e quale ruolo possa aver avuto l’utilizzo del ghiaccio secco durante il trasporto.

Sul piano documentale, l’attenzione degli inquirenti si concentra anche sulle modalità logistiche adottate per il trasporto del cuore. Dovrà essere chiarito perché l’équipe del Monaldi si sia mossa con un contenitore di plastica anziché con dispositivi tecnologici dotati di controllo della temperatura e chi abbia fornito il ghiaccio artificiale utilizzato nella conservazione dell’organo. Non si escludono, in questo contesto, nuove iscrizioni nel registro degli indagati. Al momento risultano notificati avvisi di garanzia a sei sanitari, tra medici e paramedici, coinvolti nelle operazioni del 23 dicembre.

La vicenda ha scosso profondamente non solo la comunità ospedaliera ma anche il territorio. Il Monaldi, struttura storicamente associata all’eccellenza cardiochirurgica nel Mezzogiorno – teatro nel 1988 del primo trapianto di cuore eseguito nel Sud dal professor Maurizio Cotrufo – si trova oggi a fronteggiare un’ombra pesante sulla propria reputazione.

Sul piano umano, la tragedia ha assunto una dimensione collettiva. A Nola, città della famiglia, si moltiplicano i segni di cordoglio: striscioni, fiori, peluche e messaggi che chiedono che il bambino non venga dimenticato una volta spenti i riflettori mediatici. La madre ha ribadito la richiesta di “verità e giustizia”, annunciando l’intenzione di costituire una fondazione in memoria del figlio, con l’obiettivo di sostenere bambini in difficoltà sanitaria e vittime di presunti casi di malasanità.

L’inchiesta si muove dunque su un doppio binario: quello tecnico-giudiziario, chiamato a verificare eventuali responsabilità e omissioni, e quello pubblico, che interroga il sistema sanitario sulla gestione delle procedure ad alta complessità. La settimana che si apre sarà decisiva per delineare il perimetro delle responsabilità e comprendere se si sia trattato di una tragica concatenazione di errori o di falle strutturali nella catena di controllo.


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