Nel cuore di una tensione internazionale che sembra non voler cedere, la Nato apre a scenari prima impensabili nella gestione della guerra ibrida. In un’intervista al Financial Times, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza, ha dichiarato che l’organizzazione sta seriamente considerando di adottare una postura più aggressiva — addirittura preventiva — nei confronti di attacchi informatici, sabotaggi e violazioni dello spazio aereo attribuiti alla Russia.

Dragone ha spiegato come, in ambito cibernetico, la Nato finora sia rimasta “reattiva”, ma che l’obiettivo ora sarebbe diventare “proattiva o addirittura preventiva”. Un “attacco preventivo”, ha aggiunto, potrebbe essere considerato un’azione difensiva — seppure “più lontano dal nostro normale modo di pensare”.

Il cambiamento di approccio — sottolineato dall’ammiraglio — non deriva da un desiderio di escalation, ma dagli effetti di una guerra ibrida che cambia forma: tagli a cavi sottomarini, penetrabili azioni cibernetiche, incursioni aeree, violazioni dei confini. La missione Baltic Sentry, lanciata nel 2025 per proteggere infrastrutture critiche nel Mar Baltico, è stata citata come modello di deterrenza: secondo Dragone, da quando è attiva non si sono verificati nuovi sabotaggi attribuibili alla “flotta ombra” russa.

Tuttavia, la proposta di un cambio di paradigma — da difensivo a “difensivo-preventivo” — ha provocato reazioni immediate e dure da parte di Mosca. Il Cremlino, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, ha definito le parole di Dragone “un passo estremamente irresponsabile” che minaccia la stabilità europea e mina gli sforzi diplomatici per la pace.

La partita, però, è complessa: come fatto notare dallo stesso Dragone, la differenza tra la Nato e la Russia sta spesso non solo nella capacità militare, ma nella vincolistica legale e giuridica. “Abbiamo molti più limiti della nostra controparte per motivi etici, legali, giurisdizionali” ha spiegato, ammettendo che trasformare l’intenzione in azione non sarà semplice.

Nel cuore di Europa si apre dunque una sfida strategica e morale: mantenere la deterrenza senza oltrepassare le soglie delle regole internazionali, evitare una deriva di escalation incontrollata, ma far capire che l’inerzia non è più un’opzione. Una decisione che — nelle prossime settimane e mesi — potrebbe segnare una svolta storica nella missione della Nato, con implicazioni strutturali non solo sul piano militare, ma anche su quello diplomatico, legale e geopolitico.


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