Emanuele Orsini Confindustria

Orsini torna ad accendere la luce sui dazi. «Non possiamo vivere tutti i giorni nell’incertezza. A noi serve certezza: non è possibile che si trovi un accordo e poi si rimetta tutto in discussione».
Con queste parole, pronunciate a margine dell’assemblea di Unindustria, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha lanciato un messaggio diretto a Bruxelles, chiedendo maggiore coerenza e stabilità nelle scelte economiche europee.

Il riferimento, esplicito e polemico, è alla gestione dei dazi commerciali e alla volontà degli Stati Uniti di aumentare fino al 107% le tariffe sulla pasta italiana, una misura che – se confermata – avrebbe un impatto significativo sull’export agroalimentare nazionale.

«Se siamo partner, facciamo i partner. Altrimenti bisogna che l’Europa cominci a dire che non può essere possibile», ha ammonito Orsini.

ORSINI. Dazi, cambio e competitività: “Serve un’Europa più forte e più veloce”

Sul tema dazi, il leader di Confindustria ha ricordato che l’analisi condotta su 144 Paesi colpiti da misure protezionistiche mostra una media del 12%.
«Come Europa abbiamo ottenuto il 15%, ne abbiamo assorbiti il 4,8%, quindi il nostro vero dazio di incremento è del 10,2%», ha spiegato Orsini, sottolineando come la situazione europea resti più gravosa della media internazionale.

Ma la vera preoccupazione riguarda il cambio euro-dollaro:

«L’Europa rischia di svalutare il dollaro ancora di più nei primi mesi del prossimo anno. Se si arriva a un 20% di svalutazione, per noi diventa un problema serio».

Una dinamica che, combinata all’aumento dei dazi e alla debolezza della politica industriale comune, rischia di penalizzare le imprese esportatrici europee, riducendo ulteriormente la competitività del sistema produttivo.


“Eurobond e neutralità tecnologica: così l’Europa può reagire”

Per Orsini la soluzione passa da due direttrici: una nuova stagione di Eurobond e la prosecuzione del modello PNRR, con al centro la neutralità tecnologica.

«Stiamo sollecitando l’Europa, insieme alle altre confindustrie europee, a fare presto a emettere Eurobond. Con una moneta forte, gli investitori tornerebbero in Europa. E poi bisogna continuare sul modello del Pnrr, mantenendo come principio la neutralità tecnologica: non possiamo avere imposizioni sulle tecnologie da adottare».

Un messaggio che mira a spingere la Commissione e il Consiglio UE verso un approccio più pragmatico e meno burocratico nella definizione delle politiche industriali e ambientali.


Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social FacebookTwitterInstagram LinkedIn