Emanuele Orsini Confindustria

L’introduzione di dazi del 10% da parte degli Stati Uniti potrebbe costare all’Italia fino a 20 miliardi di euro in export e 118 mila posti di lavoro già nel 2026. È un allarme preciso e motivato quello lanciato da Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, in un’intervista a Il Corriere della Sera. A suo giudizio, l’effetto tariffario va considerato assieme alla svalutazione del dollaro, che da inizio ciclo elettorale ha perso il 13,5% rispetto all’euro. Il risultato è che un prodotto italiano oggi arriva sul mercato americano con un rincaro del 23,5%, rispetto all’anno precedente.

“Non possiamo dire che un dazio del 10% sia sostenibile. Sarebbe un errore sottovalutarne l’impatto”, ha affermato Orsini. “L’Italia non esporta solo beni di lusso con domanda rigida ai prezzi. Al contrario, la nostra forza sta soprattutto in macchinari, mezzi di trasporto, pelletteria. Sono settori altamente competitivi, ma anche molto sensibili ai costi finali per il consumatore americano”.

Il rischio più grave, secondo Confindustria, è un effetto domino che vada a colpire l’intera filiera industriale italiana. In particolare, il comparto automotive è già in sofferenza per le regole europee, come lo stop ai motori endotermici dal 2035. “Dobbiamo difendere la nostra componentistica”, ha avvertito Orsini, sottolineando che il settore occupa oltre 70 mila lavoratori.

Di fronte a questo scenario, la risposta non può essere il protezionismo europeo. “Rispondere ai dazi con altri dazi significa creare un danno ancora maggiore”, ha detto il leader degli industriali. “Serve equilibrio, non minacce, ma proposte di vantaggi a fronte di una politica tariffaria USA più ragionevole”.

Il presidente di Confindustria invita anche a fare leva sui numeri: “Sugli scambi di servizi il saldo è favorevole agli Stati Uniti. Inoltre, per aumentare la nostra spesa in Difesa, l’80% degli acquisti sarà fatto negli USA. Sono dati che devono rientrare nel negoziato”.

A fianco della diplomazia transatlantica, l’Italia deve guardare anche ad altri mercati. Orsini individua un’opportunità strategica nell’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela), che potrebbe generare fino a 7 miliardi di export aggiuntivo. “Sarebbe un buon inizio per compensare i 20 miliardi che rischiamo di perdere”.

Nel mezzo della sfida geopolitica e commerciale globale, gli Stati Uniti restano un mercato prioritario, ma l’Italia deve diversificare i propri sbocchi e costruire un’agenda commerciale coerente e autonoma, conclude Orsini.


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