La revisione ordinaria dei Conti Economici Nazionali aggiorna il quadro macroeconomico dell’Italia per gli anni 2024-2025, incorporando nuove informazioni e adeguamenti metodologici richiesti da Eurostat per la determinazione del reddito nazionale lordo. Le serie storiche sono state ricostruite dal 2010 e sono disponibili su IstatData.
Il dato più rilevante riguarda il Pil ai prezzi di mercato, che nel 2025 raggiunge 2.265.003 milioni di euro, con una revisione al rialzo di 6.954 milioni rispetto alle stime diffuse lo scorso marzo. Anche il 2024 mostra un miglioramento, con un incremento di 8.564 milioni rispetto alle precedenti valutazioni.
In termini reali, il Pil in volume cresce dello 0,6% nel 2025, cioè 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima precedente. Per il 2024, la crescita è dell’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali. La dinamica della domanda conferma che nel 2025 la domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per +1,6 punti percentuali, mentre la domanda estera netta ha sottratto 0,7 punti e la variazione delle scorte 0,3 punti.
Gli investimenti fissi lordi aumentano del 3,9%, i consumi finali nazionali dell’1,0%, le esportazioni dell’1,7% e le importazioni del 4,2%. Il valore aggiunto cresce in tutti i settori: 0,8% nell’agricoltura, 0,4% nell’industria, 2,6% nelle costruzioni e 0,3% nel terziario. Contestualmente aumentano sia l’input di lavoro sia i redditi da lavoro dipendente.
Sul fronte dei conti pubblici, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si attesta al -3,1% del Pil nel 2025, in linea con le stime di aprile e in miglioramento rispetto al -3,4% del 2024. Il saldo primario sale allo +0,8%, rispetto allo +0,5% dell’anno precedente. La pressione fiscale raggiunge il 42,9% del Pil, in aumento di 0,7 punti percentuali. La spesa per interessi cresce del 2,0%, ma mostra un rallentamento rispetto al 2024.
Il quadro complessivo restituisce un’economia che nel 2025 ha continuato a crescere, seppur moderatamente, sostenuta dalla domanda interna e da una ripresa diffusa del valore aggiunto settoriale, mentre i conti pubblici mostrano un miglioramento del saldo primario e una pressione fiscale in aumento.
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