La revisione del PNRR approvata dal Governo ridisegna la mappa degli investimenti per un valore complessivo di 2,1 miliardi di euro, spostando il baricentro del Piano verso housing sociale, transizione energetica, Industria 5.0 e autoproduzione di rinnovabili nelle PMI. Una scelta che riflette la necessità di allineare gli obiettivi del Recovery Plan alle nuove priorità economiche e ai vincoli di rendicontazione imposti da Bruxelles.
Il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Politiche UE del Senato, ha illustrato i dettagli della rimodulazione, definendola «l’ultima e definitiva» dopo quella da 13 miliardi approvata nel novembre 2025. L’intervento si inserisce nel percorso di adeguamento richiesto dalla Commissione europea con la comunicazione del 4 maggio 2026, che ha aggiornato gli obiettivi da conseguire entro fine anno.
La parte più consistente della revisione riguarda l’energia e la sostenibilità. Un miliardo viene destinato all’housing, attraverso uno strumento finanziario che combina sovvenzioni e prestiti per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale, sul modello del fondo da 1,381 miliardi ormai esaurito e orientato all’housing sociale. Settecento milioni copriranno invece le domande già presentate per il credito d’imposta Transizione 5.0, chiuso dal MIMIT alle nuove prenotazioni e sostituito, per gli investimenti dal 2026, dal meccanismo dell’iperammortamento.
Altri interventi riguardano l’edilizia residenziale pubblica (200 milioni), le comunità energetiche (173 milioni) e l’autoproduzione di energia rinnovabile nelle PMI (32 milioni). Risorse che puntano a ridurre i costi energetici di imprese e territori, sostenendo impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e modelli di condivisione dell’energia.
La revisione nasce da una complessa operazione di riprogrammazione che ha coinvolto più ministeri. La quota più rilevante – 1,2 miliardi – proviene dalla cancellazione del progetto Rosco sui servizi ferroviari, mentre 500 milioni derivano dal credito d’imposta per la ZES, escluso dal PNRR per difficoltà di rendicontazione. Altri 232 milioni arrivano dal Ministero dell’Ambiente, attraverso la riduzione di misure su colonnine di ricarica, agrivoltaico e materie prime critiche.
Foti ha ricordato che l’Italia ha già incassato 166 miliardi di euro, pari all’85% della dotazione complessiva del Piano. Il 3 giugno è arrivata la nona rata da 12,8 miliardi, grazie al raggiungimento di 50 obiettivi tra target e milestone. Prima della pausa estiva, il Governo trasmetterà al Parlamento la relazione sul primo semestre 2026.
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