Ponte sullo Stretto di Messina No ponte

Ponte sullo stretto. Si alza la voce degli Universitari NoPonte, un gruppo che raccoglie oltre 640 studenti di atenei italiani, europei ed extraeuropei, contro il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Nel corso di un incontro organizzato presso l’associazione stampa estera a Roma, i membri del movimento hanno denunciato un “deficit democratico” nelle modalità di decisione che accompagnano l’opera e la sua incompatibilità con le norme europee in materia di appalti pubblici e ambiente.

In collegamento da New York, la politologa Nadia Urbinati ha parlato di una “deriva dominantista” che caratterizzerebbe la realizzazione delle grandi opere in Italia: una logica in cui la tecnica finisce per prevalere sulla società e sulla democrazia.

A portare ulteriori elementi critici è stato Guido Signorino, che ha mostrato documenti ufficiali del governo ed elaborati progettuali. Secondo Signorino, il progetto sarebbe viziato da più punti controversi: dalla mancanza del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, sostituito dall’approvazione esclusivamente politica del Cipess, fino alla localizzazione del pilone lato Calabria, che cadrebbe in un’area classificata come “di totale inedificabilità” dalla Protezione Civile in quanto a ridosso di una faglia sismica “certa” e “attiva”.

Un altro nodo riguarda i parametri tecnici utilizzati: l’altezza del ponte sarebbe stata calcolata simulando condizioni non realistiche, con una temperatura di riferimento di 20°C a fronte dei picchi reali superiori a 44°C, traffico stradale rarefatto, assenza di venti e di moto ondoso. Di conseguenza, il “franco navigabile” del ponte risulterebbe ben inferiore ai 65 metri dichiarati.

I rilievi toccano anche l’impatto economico e logistico. Secondo i contestatori, il progetto rischia di danneggiare il porto di Gioia Tauro e presenta valutazioni finanziarie basate su dati errati o contraddittori rispetto a quelli ufficiali disponibili.


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