Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina torna nell’occhio del ciclone istituzionale. La Corte dei Conti ha depositato la deliberazione con cui, lo scorso ottobre, aveva negato il visto e la registrazione alla delibera Cipess del 6 agosto 2025, ritenuta requisito essenziale per far avanzare il progetto. Due violazioni di direttive europee, insieme alla mancanza di pareri necessari, costituiscono i punti centrali del giudizio.
Secondo la magistratura contabile, la prima criticità riguarda la direttiva 92/43/CE sulla conservazione degli habitat naturali, giudicata non adeguatamente rispettata nella documentazione istruttoria. La Corte parla esplicitamente di “carenza di motivazioni nella delibera IROPI”, quella che avrebbe dovuto giustificare l’intervento in un’area considerata di rilevanza ambientale e protetta.
La seconda violazione riguarda la direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici, in particolare l’articolo 72, che disciplina modifiche e revisioni dei contratti. Il progetto del Ponte, già oggetto di riattivazione e riadattamento del contratto originario, avrebbe subito — secondo i giudici — modifiche sostanziali tali da richiedere un nuovo iter di gara, e non una semplice riattivazione del contratto del passato.
A queste contestazioni si aggiunge una terza osservazione: la mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sul piano tariffario, componente essenziale del piano economico-finanziario. Una mancanza considerata dalla Corte una violazione normativa del decreto-legge 201/2011, che prescrive l’obbligo del coinvolgimento dell’Autorità su infrastrutture di tale rilevanza.
Nonostante le criticità, la Corte precisa che alcune ulteriori osservazioni — pur presenti nella delibera — non sono risultate determinanti ai fini della mancata registrazione, lasciando dunque aperto uno spiraglio istituzionale per eventuali modifiche correttive.
La risposta politica non si è fatta attendere. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto sapere che “tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare i rilievi”, ribadendo che il Governo mantiene l’obiettivo di costruire un ponte “unico al mondo per sicurezza, sostenibilità e modernità”.
Anche Palazzo Chigi ha confermato la volontà di proseguire, definendo i rilievi come elementi con “ampio margine di chiarimento” e annunciando un confronto tecnico con la Corte dei Conti e con la Commissione europea.
Il progetto, da decenni simbolo di scontro politico e territoriale, torna dunque in una fase di stallo istituzionale. Per il Governo, si tratta di un passaggio tecnico risolvibile. Per la Corte, di un passo obbligato nel rispetto di norme nazionali ed europee. Per il Paese — e soprattutto per il Sud — il Ponte resta una questione sospesa tra visione infrastrutturale strategica e il rischio di un nuovo capitolo di promesse incompiute.
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