Si consolida con il passare delle ore il risultato del referendum sulla riforma della giustizia. Quando è stato superato il 50% delle sezioni scrutinate, il No si attesta al 54,57%, contro il 45,43% del Sì, delineando un vantaggio che appare sempre più difficile da colmare. Il dato, in continuo aggiornamento sul portale Eligendo, si inserisce in un contesto di affluenza significativa, oltre il 58,54%, segnale di una partecipazione elettorale superiore alle attese.
Il referendum confermativo sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale si sta così trasformando in un passaggio politico rilevante, non solo sul piano istituzionale ma anche sugli equilibri tra governo e opposizioni. Le proiezioni, già nelle prime fasi dello scrutinio, indicavano un margine ristretto, ma con l’avanzare dello spoglio il distacco si è ampliato, rafforzando l’ipotesi di una vittoria del fronte del No.
Tra le prime reazioni politiche spicca quella di Matteo Renzi, che ha parlato di “sconfitta sonora del governo”, sottolineando come il voto rappresenti un segnale politico netto. Dello stesso tenore il commento di Giuseppe Conte, che ha rivendicato il risultato come una difesa della Costituzione. Sul fronte dei promotori del No, Giovanni Bachelet ha evocato una “vittoria storica”, paragonandola a momenti fondativi della storia repubblicana.
Nel frattempo, anche fuori dai palazzi istituzionali si registrano segnali simbolici del clima che accompagna lo scrutinio. A Napoli, un gruppo di magistrati riuniti presso l’Associazione nazionale magistrati ha festeggiato le prime indicazioni provenienti dalle urne, intonando “Bella ciao”, a testimonianza della forte valenza identitaria attribuita al risultato.
L’esito del referendum appare dunque destinato ad avere conseguenze che vanno oltre il merito tecnico della riforma. Il voto si inserisce infatti in una fase di tensione tra poteri dello Stato e potrebbe incidere in modo significativo sul dibattito politico nazionale, ridefinendo priorità e strategie dei principali attori istituzionali.
Con lo scrutinio ancora in corso, resta da verificare l’ampiezza definitiva del margine, ma il dato politico sembra già delineato: il corpo elettorale ha scelto di respingere la riforma, aprendo una nuova fase di confronto sul tema della giustizia in Italia.
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