Occupazione Lavoro - imprese

“La parità di genere non è soltanto una questione di equità. È una questione di crescita, innovazione e coesione sociale. Una leva strategica per la competitività delle imprese e per il futuro del Paese.” Con queste parole Silvana Perfetti, Chair di Deloitte Central Mediterranean, interviene su Voices, la piattaforma che ospita le analisi degli esperti Deloitte, in un contributo che sarà pubblicato domani.

Perfetti parte da un dato che definisce “una verità scomoda”: nel 2025 il tasso di occupazione femminile in Italia si è fermato al 58%, contro una media europea del 71,3%. Dietro questa distanza ci sono “milioni di donne il cui talento non è valorizzato, e che potrebbe contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese”.

Secondo Perfetti, il ritardo italiano non è inevitabile, ma il risultato di un sistema in cui lavoro retribuito, lavoro di cura, modelli organizzativi e progressione di carriera restano intrecciati. Per questo, afferma, “non bastano interventi isolati: servono trasformazioni sistemiche, strumenti integrati e un cambiamento culturale capace di incidere sui processi decisionali delle organizzazioni”.

In questo quadro, i Women’s Empowerment Principles (WEPs) — promossi da UN Women e UN Global Compact — rappresentano un riferimento concreto per tradurre l’impegno in azioni misurabili. Oggi sono sottoscritti da oltre 190 Paesi e, in Italia, da 185 aziende. Il loro valore, spiega Perfetti, sta nella capacità di collegare dimensioni complementari: leadership, non discriminazione, benessere, formazione, filiere, advocacy e misurazione.

La leadership è il primo nodo da affrontare. Nel 2024, le donne rappresentavano il 44,6% dei membri dei consigli di amministrazione delle grandi aziende quotate, ma solo il 2,9% degli amministratori delegati, contro una media europea del 7,8%. “L’accesso ai luoghi in cui si definiscono strategie, investimenti e modelli organizzativi resta ancora limitato”, osserva Perfetti.

A frenare le carriere femminili è anche la continuità professionale. Il report Le aziende WEP in Italia mostra che il gender pay gap sui guadagni annuali complessivi raggiunge il 21% e che ogni anno oltre 60 mila donne lasciano il lavoro nel primo anno di vita del figlio. Da questi dati emerge che servizi di cura, flessibilità, percorsi di rientro dalla maternità e cultura manageriale inclusiva non sono misure accessorie, ma condizioni essenziali per permettere alle donne di restare e crescere.

Un ulteriore nodo riguarda le competenze del futuro. Pur essendo la maggioranza tra le persone con istruzione terziaria, solo il 10,2% delle laureate proviene da percorsi STEM. Nelle professioni ICT, le donne sono appena il 17%. “Senza una piena partecipazione femminile nei settori che guideranno la crescita — dall’intelligenza artificiale al digitale, dalla clean tech alle biotecnologie — l’Italia rischia di perdere una parte decisiva del proprio potenziale innovativo”, avverte Perfetti. Il rischio è anche quello di introdurre bias nei processi di sviluppo dei sistemi di AI, che influenzeranno sempre più decisioni e modelli organizzativi.

Per trasformare i principi in risultati, durante il WEP Forum è stata lanciata la Community WEP, uno spazio stabile di confronto per condividere pratiche, metriche e strumenti, accompagnando le imprese nel passaggio dall’impegno alla realizzazione concreta.

“I dati ci dicono dove siamo; i WEPs ci indicano come muoverci. Ora la responsabilità è trasformare le evidenze in azioni concrete, perché la parità di genere non è una questione di donne: è una questione di futuro”, conclude Perfetti.


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