Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo italiano registra un aumento dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dell’1,0% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le stime diffuse oggi confermano integralmente quelle preliminari del 30 luglio, in un contesto caratterizzato da un numero di giornate lavorative identico al trimestre precedente e superiore di una unità rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso. La variazione acquisita per il 2026 resta fissata allo 0,8%, un dato influenzato anche dalle tre giornate lavorative aggiuntive rispetto al 2025.
La dinamica della domanda interna mostra segnali positivi: i consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi crescono entrambi dello 0,3%, mentre importazioni ed esportazioni aumentano rispettivamente dell’1,7% e dello 0,8%. La domanda nazionale, al netto delle scorte, contribuisce complessivamente per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. La spesa delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private fornisce un apporto di 0,2 punti, mentre gli investimenti aggiungono 0,1 punti. La spesa delle Amministrazioni Pubbliche non produce effetti sulla variazione complessiva. Le scorte, invece, offrono un contributo positivo pari a 0,2 punti percentuali, mentre la domanda estera netta sottrae 0,3 punti, segnalando una fase di rallentamento dell’export rispetto alla vivacità delle importazioni.
Dal lato dell’offerta, il trimestre evidenzia una contrazione del valore aggiunto dell’agricoltura, in calo dello 0,2%, e dell’industria, che arretra dello 0,5%. A compensare questa flessione interviene la dinamica dei servizi, che crescono complessivamente dello 0,4%, confermandosi il motore principale dell’economia italiana. Il settore terziario continua infatti a beneficiare della solidità dei consumi e della ripresa delle attività legate al turismo, alla logistica e ai servizi professionali.
Il mercato del lavoro mostra segnali coerenti con la crescita del Pil: le ore lavorate aumentano dello 0,3%, mentre i redditi da lavoro dipendente pro capite crescono dello 0,6%, indicando una dinamica salariale moderatamente positiva e una maggiore intensità dell’attività lavorativa.
La stima dei conti economici trimestrali conferma dunque un quadro di crescita moderata ma stabile, sostenuta dalla domanda interna e dalla vitalità dei servizi, mentre industria e agricoltura continuano a mostrare segnali di debolezza. La frenata della domanda estera netta rappresenta l’unico elemento negativo di rilievo, in un contesto internazionale ancora segnato da incertezze e tensioni sui mercati globali.
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