GENOVA / TARANTO – Un martedì di fuoco per la siderurgia italiana. La vertenza dell’ex Ilva esplode contemporaneamente ai due estremi dell’asse produttivo del Paese, con manifestazioni di piazza a Taranto e azioni di forza dirette a Genova, in un clima di esasperazione sociale che precede di sole 72 ore lo snodo giudiziario decisivo. Il prossimo 20 ottobre, infatti, la Corte di Cassazione si pronuncerà sui ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia in AS e Ilva in AS contro il provvedimento di fermo dell’area a caldo disposto dalla Corte d’Appello di Milano.
La prospettiva dello stop definitivo agli impianti o della richiesta di nuovi ammortizzatori sociali ha fatto precipitare una situazione già critica, saldando la protesta ambientale dei cittadini pugliesi alla lotta occupazionale dei lavoratori liguri.
Taranto sfila con la rete “Onda del Futuro”: «No al ricatto tra salute e lavoro»
Nel capoluogo ionico centinaia di persone si sono radunate in piazzale Democrate per dare vita al corteo «Taranto torna a vivere», promosso dalla rete di associazioni e cittadini “Onda del Futuro” e diretto verso piazza Maria Immacolata. La manifestazione ha visto la partecipazione di famiglie, attivisti, giovani ed esponenti politici a titolo personale, uniti dal rifiuto di qualsiasi compromesso tra tutela occupazionale e tutela della salute.
In testa alla mobilitazione sono state portate croci bianche, manifesti con i volti di bambini deceduti per patologie oncologiche e striscioni simbolo della protesta, tra i quali “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino” e “Decarbonizzazione, la chiacchiera del padrone”. La rete chiede formalmente la chiusura dello stabilimento siderurgico, la bonifica integrale del Sito di interesse nazionale (SIN), una legge speciale per il rilancio economico di Taranto basato sull’economia del mare e le energie rinnovabili, insieme a garanzie di reddito per i lavoratori diretti e dell’indotto e al potenziamento dell’assistenza oncologica pediatrica.
Genova, i metalmeccanici occupano il ‘Cristoforo Colombo’: «Traditi dai commissari»
Negli stessi minuti, a Genova, i lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano hanno fatto irruzione nell’area partenze dell’aeroporto “Cristoforo Colombo”, proclamando l’occupazione dello scalo e bloccando l’accesso ai gate d’imbarco dopo iniziali momenti di tensione con i passeggeri in attesa dei voli.
La decisione di occupare l’aeroporto è scattata in seguito alla notifica a sorpresa, inviata a mezzanotte tramite PEC dai commissari straordinari, per la richiesta di una nuova cassa integrazione che rischia di bloccare anche i reparti impiegatizi e fermare le lavorazioni rimaste. La mossa aziendale arriva a due soli giorni dalla firma di un documento in Prefettura che garantiva la continuità produttiva e la fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils da Taranto per non far spegnere Genova.
I rappresentanti sindacali di Fiom, Fim Cisl e Usb – affiancati in segno di solidarietà anche dalle tute blu di Ericsson, colpite da 131 esuberi – hanno confermato che il blocco dell’aeroporto proseguirà ad oltranza fino all’apertura di un tavolo immediato con il Governo a Roma.
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