Le prossime nomine ai vertici delle grandi imprese partecipate dallo Stato si caricano di un significato che va oltre il semplice rinnovo dei consigli di amministrazione. In gioco non c’è soltanto l’equilibrio tra forze politiche e manager pubblici, ma la traiettoria industriale ed energetica del Paese nei prossimi anni.

Il tema è stato al centro di un incontro organizzato alla Camera dei deputati dal think tank Ecco e dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che hanno lanciato un appello chiaro alla politica: mettere l’interesse pubblico al centro delle scelte di governance di aziende strategiche come Eni, Enel, Terna e Snam.

Si tratta di gruppi che controllano infrastrutture energetiche decisive e rappresentano un nodo cruciale tra politica industriale, finanza pubblica e sicurezza nazionale. Le loro strategie di investimento influenzano direttamente la velocità della transizione ecologica italiana, con effetti su competitività, costo dell’energia e stabilità finanziaria.

Secondo Matteo Leonardi, direttore e co-fondatore di Ecco, il Governo dovrebbe rafforzare i meccanismi di governance per indirizzare le partecipate verso investimenti coerenti con un percorso di decarbonizzazione credibile. Non si tratta soltanto di una questione ambientale, ma di gestione del rischio economico-finanziario. Ritardare la transizione significa esporsi a maggiori costi futuri e a una perdita di valore per l’intero sistema.

Dal dibattito è emersa una preoccupazione condivisa: il nuovo contesto internazionale, segnato da tensioni geopolitiche e conflitti commerciali, non può diventare un alibi per tornare a privilegiare infrastrutture fossili e modelli industriali tradizionali. Strategie incentrate su nuovi asset legati ai combustibili fossili rischiano di generare stranded assets, ossia investimenti destinati a perdere valore prima del termine della loro vita utile. Il costo di questi errori strategici non ricadrebbe solo sulle aziende, ma anche sui cittadini, attraverso bollette più alte e minori ritorni sugli investimenti pubblici.

Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico dell’ASviS, ha ricordato come l’Italia sia ancora in ritardo sugli obiettivi della transizione ecologica e presenti un’elevata dipendenza energetica dall’estero. In questo quadro, le imprese pubbliche partecipate svolgono un ruolo insostituibile nel trainare il sistema economico verso maggiore sostenibilità, riducendo al contempo i costi per famiglie e imprese.

La cornice costituzionale rafforza questo indirizzo. La riforma del 2022 degli articoli 9 e 41 della Costituzione stabilisce che l’attività economica debba essere orientata alla tutela dell’ambiente e dell’interesse collettivo, anche in un’ottica intergenerazionale. La governance delle partecipate, dunque, non può limitarsi alla massimizzazione del profitto nel breve periodo, ma deve integrare sicurezza energetica, stabilità finanziaria e obiettivi climatici.

Anche sul piano finanziario i rischi sono evidenti. Livio Stracca, vicedirettore generale della Banca centrale europea, ha sottolineato che la transizione verde è una priorità non solo per contrastare il cambiamento climatico, ma anche per garantire autonomia strategica e crescita economica. Ritardarla espone l’economia europea a rischi climatici crescenti, con possibili ripercussioni sulla stabilità del sistema finanziario.

In questo scenario, i piani di transizione assumono un ruolo centrale. Essi consentono di misurare l’esposizione ai rischi legati alle fonti fossili e di valutare la credibilità delle strategie aziendali di mitigazione. Per lo Stato azionista, valorizzare questi strumenti significa orientare le decisioni verso investimenti coerenti con la traiettoria di decarbonizzazione e prevenire costi futuri per la collettività.

Le nomine di aprile rappresentano dunque un passaggio strategico. La scelta dei vertici delle partecipate determinerà la capacità dell’Italia di governare la transizione energetica in modo ordinato e competitivo, evitando che il rinvio delle decisioni si traduca in maggiori oneri economici e in una perdita di leadership industriale.