Il Consiglio dei ministri ha deciso di rinviare la nomina del nuovo presidente della Consob, congelando l’avvio formale della procedura che avrebbe dovuto portare alla successione di Paolo Savona, il cui mandato scade l’8 marzo 2026. La scelta, maturata al termine di un Cdm durato circa venti minuti, riflette un equilibrio ancora fragile all’interno della maggioranza e segnala quanto il dossier Consob sia diventato un terreno sensibile sul piano politico e istituzionale.
Secondo le indiscrezioni delle ultime ore, il principale candidato alla guida della Commissione nazionale per le società e la Borsa resta il sottosegretario all’Economia Federico Freni, deputato della Lega, dato fino alla vigilia come prossimo alla nomina. Proprio questa ipotesi, tuttavia, avrebbe fatto emergere le prime frizioni all’interno della coalizione di governo, inducendo l’esecutivo a prendere tempo.
Il nodo centrale riguarda il profilo del futuro presidente e, in particolare, il tema della indipendenza. Forza Italia ha espresso apertamente le proprie perplessità sull’opportunità di affidare la guida della Consob a una figura con un ruolo politico attivo. Il portavoce Raffaele Nevi ha chiarito che la “designazione di un politico alla Consob non ha mai convinto” il partito, rimettendo la questione al leader azzurro Antonio Tajani. Una posizione che, di fatto, ha rallentato il percorso verso una decisione condivisa.
Diversa la lettura di Fratelli d’Italia, che pur riconoscendo le qualità di Freni, ha sottolineato la delicatezza dell’equilibrio complessivo. Marco Osnato ha evidenziato come il sottosegretario sia “una persona che ha tutte le caratteristiche per svolgere quel ruolo”, ma al tempo stesso una figura chiave nel perimetro del Ministero dell’Economia, suggerendo implicitamente che il suo spostamento potrebbe avere ripercussioni sull’assetto del Mef.
A sostegno di Freni si sono invece schierati apertamente la Lega, con l’endorsement del segretario Matteo Salvini, e Noi Moderati. Salvini ha rivendicato il lavoro svolto dal sottosegretario, definendolo “un bravissimo sottosegretario dell’Economia” e quindi adatto anche a incarichi di vertice. Sulla stessa linea Maurizio Lupi, che ha invitato a evitare “veti pregiudiziali”, soprattutto in una fase complessa per l’economia italiana, segnata dalle tensioni internazionali e dalla volatilità dei mercati, ricordando che non sempre la scelta di un profilo esclusivamente tecnico garantisce risultati migliori.
Nel corso della discussione in Cdm, riferiscono fonti dell’esecutivo, sarebbe stato sollevato anche il rischio di rilievi da parte della Corte dei conti in caso di una nomina percepita come politicamente esposta. Da qui l’ipotesi, rimasta sul tavolo ma non formalizzata, di avviare Freni alla Consob non come presidente ma come componente della Commissione, soluzione che avrebbe potuto attenuare le obiezioni sul piano istituzionale.
Alla fine, il governo ha scelto la linea della prudenza, decidendo di congelare la nomina e rinviare ogni scelta a ulteriori approfondimenti, in particolare proprio sul requisito di indipendenza richiesto al futuro presidente dell’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari. Una pausa che segnala quanto la partita Consob sia intrecciata non solo con le dinamiche di maggioranza, ma anche con la credibilità delle istituzioni economiche in una fase di forte attenzione dei mercati e degli investitori.
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