L’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, alla Sesta riunione dell’Alleanza delle industrie energivore e al Consiglio Competitività di Bruxelles segna un nuovo punto di frizione tra Roma e le istituzioni europee. Il ministro ha denunciato con toni duri l’accumulo di norme, vincoli e strumenti regolatori che, a suo giudizio, hanno compromesso la capacità dell’Unione di sostenere la propria base industriale in una fase di competizione globale senza precedenti.
Secondo Urso, l’Europa si trova oggi in una condizione di urgenza strutturale, aggravata da scelte politiche che negli ultimi anni avrebbero privilegiato l’approccio ideologico rispetto alla realtà economica. «L’Europa ha tanti orologi, tante regole che scandiscono minuti e secondi, ma non ha più tempo a disposizione», ha affermato, sottolineando come la necessità di rivedere CBAM, ETS, il regolamento sulle emissioni dei veicoli e l’introduzione di dieci pacchetti Omnibus per semplificare siano la prova di una strategia fallimentare. «Se siamo costretti a rimettere mano a tutto, significa che finora abbiamo sbagliato politica industriale, energetica ed economica».
Il ministro ha ricordato di aver già chiesto, lo scorso febbraio, la sospensione dell’ETS, definito «una tassa sulle imprese europee», evidenziando come l’esplosione del conflitto in Iran abbia reso ancora più evidente l’impatto dei costi energetici sulla competitività industriale. «Energia, difesa e sicurezza industriale sono ormai la stessa partita», ha ribadito, collegando la crisi geopolitica alle difficoltà delle filiere produttive europee.
Tra i dossier più sensibili, Urso ha richiamato la situazione della filiera del bianco, citando il caso Electrolux come simbolo di una crisi che rischia di travolgere un settore strategico. L’Italia, ha annunciato, presenterà insieme ad altri Paesi un non‑paper per chiedere un piano europeo dedicato all’elettrodomestico, l’estensione del CBAM ai prodotti a valle e strumenti di sostegno agli investimenti produttivi. «L’elettrodomestico deve essere riconosciuto strategico al pari dell’automotive», ha insistito.
Urso ha poi criticato la tempistica dell’Industrial Accelerator Act, ritenuta incompatibile con la situazione attuale. «Un atto che si chiama di accelerazione industriale non può entrare in vigore nel 2029», ha dichiarato. «Di questo passo, fra tre anni l’Europa sarà già un deserto industriale». Per il ministro, la risposta deve essere immediata, concreta e coordinata, perché la competizione globale non concede margini di attesa.
Il messaggio finale è stato un appello diretto alla Commissione e agli Stati membri: «Noi lavoriamo in Europa con proposte costruttive, ma ora non c’è più tempo da perdere. Bruxelles deve prenderne atto». Un monito che riflette la crescente pressione dei settori industriali europei, sempre più preoccupati per l’impatto combinato di crisi energetica, concorrenza asiatica e rigidità regolatoria.
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