Il settore della trasformazione dell’acciaio lancia un nuovo allarme all’Unione Europea, e Confapi chiede un cambio di rotta immediato. Il presidente Cristian Camisa sottolinea come le attuali politiche commerciali europee, nate per difendere la produzione primaria, stiano generando effetti distorsivi che rischiano di compromettere l’intera filiera manifatturiera.
Secondo Camisa, le imprese della trasformazione si trovano oggi in una posizione critica, schiacciate tra l’aumento dei costi delle materie prime, la rigidità dell’offerta europea e una concorrenza internazionale sempre più aggressiva. In questo contesto, i dazi e le barriere commerciali rischiano di produrre un risultato opposto a quello dichiarato: “Proteggere a monte e distruggere valore a valle”.
La filiera della trasformazione dell’acciaio rappresenta uno dei pilastri dell’industria italiana ed europea, con un tessuto produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese che garantiscono occupazione, export e competitività. Camisa avverte che, senza accesso a input a prezzi sostenibili, “l’intero sistema produttivo perde efficienza”, aprendo la strada a una “deindustrializzazione silenziosa” che potrebbe colpire duramente il cuore manifatturiero del continente.
Il presidente di Confapi richiama quindi le istituzioni europee e nazionali a un intervento urgente. La richiesta è chiara: costruire una politica industriale integrata, capace di tenere insieme produzione primaria e trasformazione, evitando che misure protezionistiche sbilanciate mettano fuori mercato le imprese a valle.
Camisa propone l’introduzione di meccanismi di salvaguardia per l’intera supply chain, la garanzia di approvvigionamenti a condizioni sostenibili e la rimozione di distorsioni che potrebbero spingere le aziende a delocalizzare. Le proteste annunciate dal settore, sottolinea, sono il segnale di un disagio reale che non può essere ignorato.
“È il momento di ascoltare le imprese e agire”, conclude Camisa. Senza un riequilibrio delle politiche commerciali, il rischio è quello di compromettere in modo strutturale la competitività della manifattura europea, proprio nel momento in cui la transizione energetica e le tensioni geopolitiche richiedono una filiera dell’acciaio forte, resiliente e integrata.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn










