La Consob fotografa un 2025 segnato da una vera e propria fuga dalla Borsa italiana. Nella relazione annuale, la presidente vicaria Chiara Mosca evidenzia che lo scorso anno si sono registrati 30 delisting, per una capitalizzazione complessiva persa di circa 2,5 miliardi di euro. Un dato che conferma la difficoltà del mercato nel trattenere le società quotate e, soprattutto, nell’attrarre nuove matricole.
Nel dettaglio, sul mercato regolamentato Euronext Milan si sono verificati 9 delisting su 11 operazioni di Opa o Opas, con una perdita di 1,75 miliardi. Su Euronext Growth Milan, dedicato alle PMI, i delisting sono stati 11 su 19, pari a 570 milioni di capitalizzazione evaporata.
Nonostante questo, la capitalizzazione complessiva di Piazza Affari continua a crescere: a fine giugno 2026 ha raggiunto 1.209 miliardi di euro, dopo aver toccato un picco di 1.077 miliardi a fine 2025. Una crescita che, però, deriva quasi esclusivamente dall’aumento dei prezzi azionari, non da nuove quotazioni.
Mosca ricorda infatti che tra il 2010 e il 2025 il mercato ha seguito due traiettorie opposte: da un lato un incremento di circa 750 miliardi grazie ai rialzi dei prezzi, dall’altro una perdita netta di 96 miliardi dovuta all’eccesso di delisting rispetto alle nuove quotazioni. Nell’ultimo quinquennio questa tendenza si è accentuata, con un saldo negativo di 69 miliardi. E un dato simbolico pesa più di tutti: nel 2025 non c’è stato alcun nuovo ingresso sul mercato regolamentato.
La fotografia della Consob conferma dunque un mercato azionario che cresce in valore ma si restringe nella base societaria, con meno imprese quotate e una capacità di attrazione sempre più debole. Una dinamica che apre interrogativi sulla competitività del listino italiano e sulla necessità di riforme per renderlo più accessibile e conveniente per le imprese.











