Giorgia Meloni

La riforma della legge elettorale entra nelle sue ore più delicate. Secondo quanto filtra da Montecitorio, l’approvazione del testo potrebbe arrivare già in serata, dopo che ieri le opposizioni hanno ritirato quasi tutti gli emendamenti, lasciando da votare una sessantina di proposte residue. Il clima politico, però, è tutt’altro che disteso: la bocciatura, a scrutinio segreto, dell’emendamento di Fratelli d’Italia–Noi moderati–Udc ha aperto una frattura evidente nella maggioranza e ha scatenato la reazione immediata delle opposizioni.

L’emendamento, sostenuto dal governo e dal relatore Angelo Rossi, prevedeva un capolista bloccato e fino a tre preferenze su una lista di sei nomi. È stato respinto con 188 voti contrari e 187 favorevoli, un solo voto di scarto che ha assunto un valore politico enorme. Nell’emiciclo, le opposizioni hanno esultato gridando “elezioni, elezioni”, interpretando il risultato come un segnale di debolezza della maggioranza.

La premier Giorgia Meloni ha commentato con amarezza: «Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude». Ha accusato le opposizioni di aver voluto il voto segreto per evitare di “metterci la faccia” e ha riconosciuto che anche nella maggioranza “sono mancati diversi voti”, definendo l’esito «un’occasione persa per gli italiani». La presidente del Consiglio ha ribadito che l’obiettivo era reintrodurre le preferenze dopo oltre trent’anni di liste bloccate, ma che il voto segreto ha impedito un confronto trasparente.

Le opposizioni hanno colto l’occasione per chiedere apertamente le dimissioni del governo. Giuseppe Conte ha parlato di “vergogna” e di una maggioranza che “ha sfiduciato la sua stessa presidente del Consiglio”. Matteo Renzi ha definito la situazione “la prova che la maggioranza non c’è più”, chiedendo che Meloni salga al Quirinale e annunci le dimissioni. Elly Schlein ha interpretato il voto come una sconfitta dell’“arroganza” della premier, mentre Angelo Bonelli ha invitato la maggioranza a “liberare il Paese da una cappa oppressiva”.

Nel centrodestra, le reazioni sono più caute. Maurizio Lupi ha riconosciuto il “significato politico rilevante” della sconfitta, ma ha ricordato che in passato governi sono andati avanti nonostante bocciature simili. Il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami ha attaccato le opposizioni accusandole di incoerenza: «Noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete qualcos’altro». Il vicepremier Antonio Tajani ha definito l’accaduto “un incidente di percorso”, precisando che non mette in discussione la stabilità del governo.

La giornata di oggi potrebbe chiudersi con il voto finale sul testo della riforma, ma il quadro politico appare più instabile. La maggioranza dovrà dimostrare di essere ancora compatta, mentre le opposizioni puntano a trasformare la battuta d’arresto in un argomento per chiedere il ritorno alle urne. In un Parlamento polarizzato, il voto sulle preferenze è diventato il simbolo di una tensione politica che va oltre la tecnica elettorale e investe direttamente la tenuta del governo.

Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social FacebookXInstagram LinkedIn