Nel pieno dell’estate, mentre l’esposizione al sole aumenta e con essa i rischi per la salute, il dibattito pubblico sui social network torna a incrociare la medicina. Un video circolato su Instagram, che diffonde messaggi distorti e in alcuni casi apertamente falsi sull’esposizione solare e sull’uso delle creme.
L’intervento del dott. Paolo Antonio Ascierto, oncologo e ricercatore dell’Istituto Nazionale Tumori – Fondazione Pascale di Napoli, segna un punto di svolta nel rapporto tra medicina, comunicazione e responsabilità pubblica. In un post diffuso sui social, Ascierto denuncia la circolazione di un video su Instagram che veicola messaggi distorti e falsi su temi delicatissimi come l’esposizione solare e l’uso delle creme protettive, richiamando la necessità di “fare chiarezza ed erigere un muro contro la disinformazione”.
Il cuore del messaggio è semplice e radicale: la prevenzione non è un’opinione, è scienza basata su decenni di dati. Ascierto richiama esplicitamente le Linee Guida AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che ribadiscono con chiarezza il nesso tra esposizione ai raggi ultravioletti e tumori della pelle. I raggi UV (UVA e UVB) provocano danni diretti al DNA, penetrando nelle cellule cutanee e causando mutazioni genetiche. L’accumulo di questi danni nel tempo è la causa primaria dei tumori cutanei, tra cui il melanoma, uno dei più aggressivi e a più alto impatto in termini di mortalità e costi sanitari.
Ascierto sottolinea come le scottature non siano un banale fastidio, ma un fattore di rischio concreto: raddoppiano la probabilità di sviluppare un melanoma nel corso della vita, soprattutto se avvengono in età infantile o giovanile. La pelle, ricorda, “ricorda ogni singola ustione”, e questo accumulo di danni si traduce in un aumento del rischio oncologico. In un contesto in cui la spesa sanitaria per la cura dei tumori è in costante crescita, la prevenzione primaria attraverso comportamenti corretti diventa anche una questione di sostenibilità economica per il sistema sanitario.
Uno dei passaggi più netti riguarda la crema solare, che Ascierto definisce un presidio di protezione, non un nemico. L’idea che i filtri solari “facciano male” o che sia meglio “abituare la pelle senza protezione” viene bollata come falsità priva di qualsiasi riscontro scientifico. La protezione ad ampio spettro (SPF 30 o 50+) è indicata come scudo principale contro i danni da UV, in linea con le raccomandazioni internazionali. In termini di politiche pubbliche, questo richiama il tema della educazione sanitaria e della responsabilità delle istituzioni nel contrastare narrazioni fuorvianti che possono generare costi futuri enormemente superiori ai risparmi apparenti di oggi.
Un altro mito che Ascierto smonta è quello dell’abbronzatura come segno di salute. L’abbronzatura viene descritta come risposta di difesa della pelle, che tenta di proteggersi da un’aggressione esterna producendo melanina. Non è quindi un indicatore di benessere, ma il segnale di un danno in corso. In un contesto culturale in cui l’abbronzatura è spesso associata a status, estetica e stile di vita, questo messaggio ha una valenza sociale oltre che medica.
Il post contiene anche una nota di fiducia: Ascierto osserva come, nei commenti sotto il video incriminato, molti utenti stiano smentendo le affermazioni false, chiedendo fonti e difendendo la scienza. Questo viene interpretato come segnale che il senso critico sta crescendo e che l’informazione corretta, nel tempo, fa breccia. È un punto importante per chi si occupa di politiche dell’informazione: la costruzione di una cittadinanza consapevole passa anche attraverso la capacità di riconoscere e contestare contenuti non fondati.
La regola d’oro che Ascierto ribadisce è chiara e operativa: evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata (11:00-16:00), applicare la crema protettiva in quantità adeguata e controllare periodicamente i nei da un dermatologo. Si tratta di indicazioni semplici, ma di enorme impatto in termini di riduzione del rischio. In un sistema sanitario pubblico, ogni melanoma evitato significa non solo una vita salvata, ma anche un risparmio significativo di risorse, che possono essere destinate ad altre priorità.
Il post di Ascierto, pur partendo da un caso specifico di disinformazione su Instagram, tocca un tema più ampio: il rapporto tra scienza, social media e responsabilità collettiva. In un ecosistema informativo frammentato, dove contenuti virali possono influenzare comportamenti di massa, la voce di medici e ricercatori diventa un presidio essenziale. La scelta di intervenire pubblicamente non è solo un gesto professionale, ma un atto politico nel senso più alto del termine: difendere la razionalità, la salute pubblica e l’uso corretto del denaro pubblico, evitando che comportamenti rischiosi generino costi sanitari futuri.
In conclusione, il messaggio di Ascierto è un invito a considerare la prevenzione come investimento, non come rinuncia. La prevenzione non è un’opinione: è scienza basata su decenni di dati. In un Paese che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la pressione sui conti pubblici, la lotta alla disinformazione sanitaria è parte integrante di una politica economica responsabile.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











