Inps assegno di inclusione reddito di cittadinanza - assegno unico

Assegno unico. Nei primi otto mesi del 2025, le famiglie italiane hanno ricevuto assegni per 13,1 miliardi di euro, che si sommano ai 19,9 miliardi erogati nel 2024, confermando il ruolo centrale dell’Assegno unico e universale (AUU) come misura strutturale di sostegno alla natalità e al reddito familiare.

Il dato emerge dall’aggiornamento dell’Osservatorio Statistico INPS, pubblicato oggi e riferito al periodo gennaio 2024 – agosto 2025.


Oltre 6 milioni di famiglie e quasi 10 milioni di figli

Nel 2025, sono 6.195.741 i nuclei familiari che hanno beneficiato dell’Assegno unico, per un totale di 9.800.723 figli a carico.
Un numero che conferma la portata universale della misura, introdotta nel 2022 e progressivamente rafforzata, in particolare per le fasce di reddito più basse e per le famiglie numerose.

L’importo medio mensile per figlio, comprensivo delle maggiorazioni per numero di figli, disabilità o genitori entrambi lavoratori, si è attestato ad agosto 2025 su 173 euro, in linea con l’andamento del primo semestre.


Differenze legate all’ISEE

La forbice degli importi rimane tuttavia ampia: si passa da circa 57 euro per figlio per chi non presenta l’ISEE o supera la soglia massima di 45.939,56 euro, a 224 euro per figlio per la fascia ISEE più bassa, fissata per il 2025 a 17.227,33 euro.

Questo conferma come l’Assegno unico sia uno strumento fortemente progressivo, disegnato per sostenere maggiormente le famiglie con redditi medio-bassi, ma che lascia spazio di miglioramento nella copertura dei nuclei di ceto medio, spesso penalizzati dalla riduzione delle detrazioni e dai costi crescenti della vita quotidiana.


Un pilastro del welfare familiare

Dal 2022 a oggi, l’AUU si è consolidato come uno dei principali pilastri del welfare familiare italiano, con oltre 33 miliardi di euro erogati tra 2024 e 2025.
Il sostegno, riconosciuto a tutti i nuclei con figli fino a 21 anni, ha rappresentato un argine parziale alla crisi demografica, ma secondo diversi osservatori economici non basta da solo a invertire la tendenza al calo delle nascite.

La misura, pur universalistica, riflette le disuguaglianze territoriali e reddituali, con importi medi più alti al Sud, dove gli ISEE risultano più bassi, e più contenuti al Nord, dove la media dei redditi è più elevata.


Uno strumento da potenziare

Mentre il governo lavora al nuovo Piano per la natalità e la famiglia, i dati INPS confermano che l’AUU rappresenta una misura stabile e strutturale, ma che necessita di un rafforzamento selettivo per rendere più incisivo l’impatto sui redditi familiari e stimolare la partecipazione al lavoro femminile, ancora bassa rispetto alla media europea.


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