Agricoltura Urea

Lo stop all’urea rischia di trasformarsi in un boomerang per l’agricoltura italiana. È quanto emerge dal nuovo studio realizzato da Nomisma per Assofertilizzanti-Federchimica, presentato in occasione del 40° anniversario dell’associazione, in concomitanza con la Giornata Mondiale dei Fertilizzanti. L’analisi sottolinea come l’urea – fertilizzante a più alto contenuto di azoto – rappresenti una risorsa irrinunciabile per la produttività e la qualità delle colture cerealicole italiane.

Oggi, circa il 44% dell’azoto utilizzato in agricoltura proviene dall’urea, pur rappresentando solo il 16% dei volumi totali di fertilizzanti distribuiti nel Paese (dati ISTAT 2023). Negli ultimi dieci anni l’impiego di fertilizzanti azotati è già diminuito del 20%, segno di una crescente attenzione alla sostenibilità. Tuttavia, una ulteriore restrizione come la messa al bando dell’urea nel Bacino Padano “comprometterebbe la produttività delle principali filiere agricole italiane”, avvertono gli analisti.

Lo scenario delineato dallo studio è allarmante: la produzione di mais potrebbe ridursi del 36%, quella di frumento tenero del 17%, di frumento duro del 25% e di riso del 63%. In termini assoluti, significherebbe perdere ogni anno oltre 3 milioni di tonnellate di cereali, con effetti a catena sull’intero comparto agroalimentare. In caso di assenza totale di fertilizzanti azotati, il crollo sarebbe ancora più drammatico: -61% per il mais, -57% per il frumento tenero, -78% per il duro e -77% per il riso.

L’impatto non sarebbe solo produttivo ma anche economico: il valore complessivo del settore cerealicolo potrebbe ridursi fino al 45%, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare e sulla competitività internazionale del Made in Italy agricolo.

Sul fronte ambientale, i dati confutano la percezione di un impatto eccessivo: l’uso dell’urea contribuisce appena allo 0,1% delle emissioni totali italiane di gas serra, pari all’1,3% di quelle agricole. Inoltre, tecnologie già disponibili, come gli inibitori dell’ureasi o i polimeri ricoprenti, permettono di ridurre le emissioni di ammoniaca fino all’80%, garantendo un equilibrio tra efficienza produttiva e sostenibilità ambientale.

«L’urea è una risorsa chiave per la nutrizione efficiente e strategica delle colture – ha dichiarato Paolo Girelli, presidente di Assofertilizzanti-Federchimica –. Il suo divieto non considera i reali impieghi e l’indispensabilità per la filiera cerealicola. L’industria dispone oggi di soluzioni innovative per mitigarne gli impatti ambientali, offrendo agli agricoltori un ventaglio completo di strumenti produttivi».

Dello stesso avviso Paolo De Castro, presidente di Nomisma: «Bloccare l’uso dell’urea nel Bacino Padano avrebbe effetti devastanti su mais, frumento e riso, colture fondamentali per le filiere DOP e per la pasta e i prodotti da forno 100% italiani. Senza alternative sostenibili, si rischia di compromettere la redditività delle aziende agricole e la sicurezza alimentare nazionale».



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