Inflazione carrello della spesa shrinkflation

Nonostante il ritorno dell’inflazione generale in area euro al 2%, la Bce – Banca centrale europea avverte: i prezzi dei prodotti alimentari restano ostinatamente elevati, ancora superiori del 30% rispetto ai livelli pre-pandemia.

Nel suo bollettino economico, la Bce evidenzia che i rincari più pesanti si sono registrati in Paesi come i Baltici (+50%) e la Germania (+37%), mentre l’Italia si colloca in fascia medio-bassa con un incremento del +28%. A livello di comparti, il burro costa oggi il 50% in più, il latte il 40% e la carne il 30% rispetto al 2019.

Un dato che colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito, per le quali la spesa alimentare pesa molto di più sul bilancio domestico. «La gente si sente più povera quando va al supermercato – si legge nel rapporto – e uno su tre teme di non potersi permettere il cibo che desidera».

La Bce riconosce che la stretta monetaria post-guerra in Ucraina ha contenuto la fiammata inflazionistica, ma ammette che la leva dei tassi ha inciso poco sul carrello della spesa. Tra i fattori che mantengono alti i prezzi: l’aumento della domanda globale di prodotti agricoli, legata ai salari più elevati nei Paesi emergenti, la bassa crescita della produttività agricola in Europa,e il cambiamento climatico, destinato ad accentuare le pressioni sui costi.

Per questo, Francoforte promette un monitoraggio attento: i prezzi alimentari restano «particolarmente rilevanti» perché influenzano le aspettative dei consumatori e rischiano di innescare una spirale salari-prezzi.


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