Con il messaggio n. 3702 del 4 dicembre 2025 l’INPS ha aggiornato ufficialmente il Manuale Utente del Nuovo Bonus Mamme, introducendo una sezione dedicata alle FAQ, cioè alle domande più frequenti presentate dalle lavoratrici. Un passaggio tutt’altro che formale, perché arriva in una fase decisiva per migliaia di famiglie che attendono chiarimenti concreti su requisiti, modalità di domanda e tempistiche di pagamento.
Il bonus nasce dall’articolo 6 del decreto-legge 30 giugno 2025 n. 95, convertito nella legge 8 agosto 2025 n. 118, e rappresenta una soluzione ponte dopo il rinvio al 2026 dell’esonero contributivo destinato alle madri lavoratrici. Al posto dello sgravio strutturale promesso, per il 2025 viene riconosciuto un contributo economico diretto, più limitato ma immediatamente spendibile.
Nel dettaglio, il bonus consiste in 40 euro mensili, per un massimo di 12 mensilità, pari a 480 euro complessivi l’anno, ed è totalmente esentasse e non incide sull’ISEE, un elemento particolarmente rilevante per chi accede ad altre prestazioni sociali. L’INPS provvederà al pagamento in un’unica soluzione nel mese di dicembre 2025, con possibilità di slittamento entro febbraio 2026 per alcune situazioni amministrative.
La platea delle beneficiarie è definita in modo preciso. Il contributo spetta alle lavoratrici madri con almeno due figli, a condizione che il reddito da lavoro annuo non superi i 40.000 euro. Per le madri con due figli il beneficio è riconosciuto fino al compimento dei 10 anni del secondo figlio, mentre per le madri con tre o più figli il bonus è previsto fino ai 18 anni del figlio più piccolo, con una limitazione importante: sono escluse le titolari di contratti a tempo indeterminato in quest’ultimo caso.
Possono presentare domanda sia le lavoratrici dipendenti pubbliche e private, con esclusione del lavoro domestico, sia le lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le casse professionali e la Gestione Separata. Si tratta quindi di una misura formalmente ampia, che però nei numeri resta contenuta rispetto alle promesse iniziali di un taglio strutturale al costo del lavoro.
Proprio su questo punto emergono le implicazioni politiche ed economiche più rilevanti. Il Bonus Mamme da 40 euro al mese rappresenta una soluzione tampone, che garantisce un sostegno immediato ma non modifica in modo strutturale il carico contributivo che grava sulle lavoratrici con figli. Il rinvio dell’esonero contributivo al 2026 conferma le difficoltà di copertura finanziaria per misure permanenti a favore della natalità e dell’occupazione femminile, due delle principali emergenze demografiche ed economiche del Paese.
L’aggiornamento del Manuale Utente, accessibile dal sito INPS attraverso l’area “Sostegni, Sussidi e Indennità”, ha proprio lo scopo di evitare errori nella compilazione delle domande, chiarendo i casi particolari, i requisiti soggettivi e le compatibilità con altri strumenti di welfare. Un passaggio necessario, ma che non cancella l’incertezza di fondo su quale sarà, dal 2026, il reale assetto degli incentivi alla maternità nel lavoro.
Nel quadro generale delle politiche sociali italiane, il Bonus Mamme 2025 si inserisce dunque come misura transitoria, utile per tamponare ma non risolutiva. I dati sull’occupazione femminile, sulla denatalità e sulla difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia indicano che servirebbero interventi più incisivi e strutturali. Il rischio è che, ancora una volta, il sostegno alla genitorialità resti affidato a bonus una tantum, con benefici limitati nel tempo e nell’impatto economico reale sulle famiglie.
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