Il Gran Caffè Gambrinus, simbolo della ‘Belle epoque’ napoletana torna al suo antico splendore e alla sua estensione ante-guerra. Ieri mattina, infatti, nella sede della Città Metropolitana di Napoli, in piazza Matteotti, alla presenza del Consigliere Metropolitano Delegato al Patrimonio, Antonio Sabino, è stato sottoscritto il contratto di locazione dei locali ai civici 3 e 4 di via Chiaia, che un tempo costituivano un unico corpo con il Gran Caffè Gambrinus, al piano terra del Palazzo della Prefettura, edificio che rientra nel patrimonio della ex Provincia.
Ad aggiudicarsi la procedura di gara bandita dall’Ente metropolitano – riporta una nota stampa – è stata la stessa società che da 50 anni conduce l’attività dello storico Caffè. Potrà, dunque, essere ora presentato un progetto che veda il Gran Caffè Gambrinus riprendere la stessa estensione avuta fino al periodo antecedente la seconda guerra mondiale.
La storia
Sorto nel 1890 al pian terreno del palazzo della Prefettura, lo storico Caffè Gambrinus prosperò fino al 1938, quando il prefetto Giovanni Battista Marziali ne ordinò la chiusura perché considerato luogo antifascista. Da quel giorno i locali furono ceduti in parte al Banco di Napoli, in parte ad altri esercizi.
Dal 1973 si è assistito a un progressivo recupero, che ha portato il Caffè a essere quello che è oggi. L’atto firmato questa mattina può, adesso, 85 anni dopo il suo smembramento, costituire il primo passo per il recupero della sua dimensione originaria, mantenendo la funzione di caffè letterario e di promotore di iniziative culturali nel salotto della Città.
“L’evento segna un’altra importante tappa nel processo di valorizzazione dei beni del patrimonio dell’Ente – ha affermato il Consigliere Delegato Sabino – e, considerato il particolare interesse storico dell’immobile, è foriero di nuove forme di partecipazione e condivisione di progetti e iniziative in un percorso di valorizzazione di più ampio respiro, per il rilancio culturale di tutta l’area metropolitana”.











