Il caso della buonuscita da 7,3 milioni di euro richiesta dall’amministratrice delegata uscente di Terna, Giuseppina Di Foggia, è destinato a diventare uno dei dossier più delicati della stagione delle nomine pubbliche. Dopo il cda straordinario del 20 aprile, la società convocherà nei prossimi giorni un nuovo incontro per discutere nel merito della richiesta economica avanzata dalla manager, che ha già ricevuto l’indicazione dell’azionista pubblico per assumere la presidenza dell’Eni.
Il Ministero dell’Economia è intervenuto con una nota ufficiale ricordando le direttive del 2023, che invitano a limitare o escludere le indennità di fine mandato nelle società partecipate. Il principio è chiaro: il passaggio da una partecipata pubblica a un’altra – come nel caso di Terna ed Eni, entrambe nell’orbita di Cassa Depositi e Prestiti – non prevede alcuna severance. Nonostante ciò, Di Foggia rivendica il diritto all’indennità non tanto come amministratrice delegata, quanto come direttore generale, ruolo che comporterebbe un diverso trattamento contrattuale.
La posizione della manager ha irritato Palazzo Chigi, che secondo fonti di governo considera la richiesta “inopportuna” e potenzialmente foriera di un contenzioso legale. Da qui l’aut aut: o la buonuscita o la presidenza dell’Eni. Una scelta che si intreccia con le scadenze formali: per essere eleggibile all’assemblea degli azionisti dell’Eni del 6 maggio, Di Foggia deve dimettersi per tempo dal suo incarico attuale.
Il caso ha già avuto un precedente significativo. Il dirigente del Tesoro Stefano Cappiello, indicato nella lista del Mef per il nuovo cda dell’Eni, si è dimesso dal board di Terna il 17 aprile proprio per rispettare le regole di incompatibilità e garantire la propria eleggibilità.
Intanto, per la successione alla guida operativa di Terna, Cdp avrebbe già indicato Pasqualino Monti, attuale amministratore delegato di Enav. Una scelta che conferma la volontà dell’azionista pubblico di procedere rapidamente con il rinnovo dei vertici, mentre la vicenda Di Foggia rischia di trasformarsi in un caso politico‑istituzionale.
La partita resta aperta, ma il messaggio del Governo è netto: nelle partecipate pubbliche le regole sulle indennità non sono negoziabili, soprattutto quando si tratta di passaggi interni al perimetro dello Stato.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











