Al Festival del Lavoro 2026, ospitato al Centro Congressi La Nuvola di Roma, la voce delle piccole e medie industrie italiane è arrivata chiara e diretta. Il presidente di Confapi, Cristian Camisa, intervenuto alla presenza del ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone, ha delineato una visione precisa: competitività delle imprese e qualità del lavoro non sono alternative, ma due facce della stessa strategia di sviluppo.

Nel panel dedicato a “Le nuove sfide del lavoro: la produttività”, Camisa ha ricordato il ruolo cruciale dei consulenti del lavoro, «un organo fiduciario dei nostri imprenditori», e ha ribadito che non può esistere crescita solida senza sicurezza, tutele e responsabilità condivisa. In questo quadro, ha indicato una direzione netta: «La contrattazione collettiva tra le parti maggiormente rappresentative è lo strumento fondamentale per garantire salari equi, condizioni dignitose e sostenibilità per il sistema produttivo».

Il presidente di Confapi ha denunciato con forza i rischi dei contratti pirata e del dumping contrattuale, fenomeni che «penalizzano le imprese sane e comprimono i diritti dei lavoratori». Per Camisa, la risposta è una sola: rafforzare accordi realmente rappresentativi, puntando su un dialogo sociale capace di coniugare sviluppo, occupazione e competitività.

Accanto al tema della contrattazione, Camisa ha portato sul tavolo due questioni strategiche per il futuro delle PMI industriali. La prima riguarda la necessità di convogliare parte del risparmio privato italiano – tra i più alti al mondo – verso l’economia reale. Oggi, ha osservato, la maggior parte dei risparmi è assorbita dai titoli di Stato, mentre le imprese soffrono una cronica sottocapitalizzazione. «Serve uno strumento dedicato, capace di sostenere la crescita e l’evoluzione delle nostre aziende», ha affermato.

La seconda questione è la fuga dei neolaureati all’estero, un’emorragia di competenze che indebolisce il tessuto produttivo. Camisa ha sottolineato che trattenere i giovani è un dovere economico e sociale: «Ogni talento che se ne va rappresenta un costo per lo Stato e una perdita per le imprese». Per invertire la rotta, propone due leve: trasformare il salario lordo dei giovani in salario netto, così da colmare il divario con l’Europa, e affidare loro responsabilità reali fin da subito, perché «i nostri imprenditori sono ancora troppo analogici, mentre i giovani sono nativamente digitali».

Camisa ha concluso ricordando che Confapi è pronta a esercitare una forte moral suasion sulle imprese associate, affinché investano sui giovani e sulla qualità del lavoro. Una strategia che, nelle sue parole, non è solo un impegno etico, ma una condizione essenziale per la competitività del Paese.


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