Giovani incertezza lavoro

Il nuovo modulo “Giovani nel mercato del lavoro” diffuso dall’ISTAT offre una radiografia dettagliata della condizione dei 20‑34enni italiani. Un quadro complesso, segnato da livelli di istruzione più bassi rispetto all’Europa, transizioni lente verso l’occupazione e una diffusa percezione di sovraistruzione, soprattutto tra chi svolge lavori precari o a bassa intensità.

Secondo il documento, «i giovani tra i 20 e i 34 anni residenti in Italia sono 9 milioni e 101mila» e solo il 25,1% possiede un titolo terziario, un valore 11,3 punti sotto la media Ue27. La maggioranza dei diplomati sceglie di non proseguire gli studi: il 60,7% non ha mai intrapreso un percorso universitario e oltre sei su dieci dichiarano di aver preferito iniziare a lavorare. Le motivazioni economiche e familiari restano rilevanti, soprattutto tra le donne e tra i giovani stranieri.

Il tema delle interruzioni universitarie conferma le difficoltà del sistema: il 6,2% dei diplomati che accedono all’università abbandona gli studi, spesso per desiderio di lavorare (24,5%, contro il 12,1% Ue) o per ragioni personali e familiari.

Sul fronte occupazionale, il tasso di occupazione dei 20‑34enni è del 57,9%, ma sale al 70,2% tra chi ha concluso gli studi. Il vantaggio dell’istruzione è evidente: 56,2% di occupati tra chi ha solo la licenza media, 71,1% tra i diplomati, 82,2% tra i laureati. Tuttavia, il divario territoriale resta enorme: nel Mezzogiorno lavora solo il 54% dei giovani, contro l’81,4% del Nord. Anche tra i laureati il gap è marcato: 70,7% di occupati al Sud, 88,7% al Nord.

ISTAT conferma che in Italia la transizione scuola‑lavoro è più lenta rispetto all’Europa. Tra i diplomati, il tasso di occupazione entro tre anni dal titolo è 16,8 punti sotto la media Ue; tra i laureati il divario è di 10,6 punti. Il gap si riduce solo dopo i tre anni dal conseguimento del titolo.

Il nodo più critico riguarda la coerenza tra studi e lavoro. Nel 2024, il 33% dei diplomati e il 24,8% dei laureati ritiene di svolgere un lavoro per cui sarebbe bastato un livello di istruzione più basso. ISTAT osserva che «in Italia più spesso che in Europa i giovani ritengono di svolgere un lavoro per il quale sarebbe stato sufficiente un livello di istruzione più basso». La sovraistruzione è particolarmente diffusa tra i lavoratori precari: 49,9% dei diplomati e 43,1% dei laureati con collaborazioni o prestazioni occasionali; 40,7% e 29,5% tra i dipendenti a termine.

Il fenomeno è più intenso nel Mezzogiorno, tra i giovani nati all’estero e nei settori a bassa qualificazione come agricoltura, ristorazione e commercio. Al contrario, i livelli più bassi si registrano in istruzione e sanità.

Il quadro che emerge è quello di un Paese in cui l’istruzione continua a offrire un vantaggio, ma non sempre sufficiente a garantire un inserimento coerente e tempestivo. La combinazione di bassi livelli di laureati, divari territoriali, lentezza delle transizioni e sovraistruzione rappresenta una delle principali sfide per la competitività del sistema produttivo e per le politiche giovanili dei prossimi anni.


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