A 72 ore dall’insediamento del nuovo Consiglio Regionale della Campania, la partita sulla composizione delle Commissioni consiliari e sulla designazione dei rispettivi Presidenti appare ingarbugliata e ancora senza esito. Nel palazzo di via Santa Lucia, a Napoli, il clima politico resta teso mentre i partiti della maggioranza di centrosinistra faticano a trovare un accordo pubblico su nomi e incarichi di vertice, ritardando l’avvio effettivo dei lavori parlamentari.

Il nodo principale resta il Partito Democratico (PD), la forza più numerosa nell’assemblea con 10 consiglieri eletti secondo i dati dello spoglio elettorale. Nonostante il ruolo centrale attribuitogli dalla logica numerica e dal peso nella coalizione che sostiene il governatore Roberto Fico, il PD non è riuscito finora a trovare un’unanimità interna per la proposta dei tre presidenti di commissione a cui avrebbe diritto. Le tensioni interne, rispecchiando da un lato correnti e sensibilità diverse nel partito e dall’altro l’assetto di alleanza costruito per le elezioni, hanno finito per rallentare il processo decisionale, lasciando il centrosinistra in apparente stallo su un tema istituzionale chiave per l’avvio dell’attività legislativa.

Maggiormente fluida appare, almeno in superficie, la situazione nelle altre forze politiche della maggioranza. Il Movimento 5 Stelle e la lista civica “Fico Presidente” attendono l’indicazione definitiva dei propri nomi da parte delle rispettive leadership, con l’ex presidente della Camera e capo dell’esecutivo regionale chiamato a svolgere un ruolo di garanzia politica ma anche di coordinamento.

Un primo nome certo è quello del consigliere regionale Giovanni Mensorio, indicato da Avanti Campania-PSI, che con un buon risultato di preferenze elettorali si è guadagnato il diritto a una presidenza di commissione. Per la formazione civica “A Testa Alta”, che ha ottenuto più seggi di altre liste minori, è in corso una sorta di ballottaggio interno tra Giovanni Porcelli e Luca Cascone per la presidenza di una commissione, riflettendo le dinamiche competitive e di visibilità tra i rappresentanti del gruppo.

La lista Casa Riformista, infine, ha già espresso il nome di Enzo Alaia come suo rappresentante alla presidenza di una commissione, una scelta che si inserisce nel disegno più ampio di collocazione istituzionale della componente all’interno della maggioranza.

Nel frattempo, altre forze politiche presenti nel Consiglio regionale dovranno accontentarsi di ruoli di rappresentanza meno incisivi nel funzionamento interno dell’assemblea: né Noi di CentroAlleanza Verdi e Sinistra potranno vantare una presidenza di commissione, nonostante abbiano ottenuto eletti grazie all’esito delle recenti regionali.

La difficoltà a chiudere gli accordi sulle commissioni e sui presidenti non è un dettaglio formale: questi incarichi determinano in larga misura l’agenda legislativa, la capacità del Consiglio di lavorare in modo efficace su temi come bilancio, sviluppo economico e assetto istituzionale, e la percezione di coesione interna di una maggioranza che deve tradurre il risultato elettorale in governance operativa. A ciò si aggiunge il fatto che il nuovo Consiglio, con 33 seggi a sostegno del governatore Fico e 17 all’opposizione, riflette un quadro politico in cui il centrosinistra deve necessariamente bilanciare diverse anime e alleanze per governare senza frizioni.

L’incertezza sulle nomine presidenziali delle commissioni rischia di ritardare l’insediamento completo degli organismi parlamentari e quindi la piena operatività del Consiglio regionale, con possibili ripercussioni sul calendario delle leggi e delle deliberazioni più urgenti, tra cui la discussione di norme economiche e sociali attese nei primi mesi di attività istituzionale.


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