La situazione nei Campi Flegrei si fa sempre più delicata e impone massima attenzione a livello istituzionale. Durante un’audizione presso la Commissione Ambiente del Senato, Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, ha delineato un quadro geochimico e geofisico in costante peggioramento, con tutti gli indicatori in incremento.
«Tutti i parametri geochimici sono in crescita, il che testimonia che la dinamica attuale è molto intensa, che continuerà e che sta continuando, con caratteristiche simili a quelle riscontrate negli ultimi due anni, ma con incrementi visibili», ha dichiarato Di Vito. Una prospettiva che pone in primo piano le conseguenze per il territorio e le comunità residenti. «Il problema principale – ha proseguito – è il disagio crescente per la popolazione, unito alla possibilità di un’evoluzione sismica ancora da venire».
In termini geofisici, la caldera dei Campi Flegrei si conferma una delle più attive al mondo. Il suolo nell’area centrale di Pozzuoli, in particolare nel Rione Terra, ha registrato un sollevamento di quasi un metro e mezzo dal 2005 ad oggi, con una velocità attuale di 1,5 centimetri al mese. A ciò si aggiunge un’attività sismica continua, con una magnitudo massima registrata di 4.6 e una profondità degli epicentri relativamente superficiale, condizione che può generare effetti significativi al suolo.
Sul fronte della geochimica, i dati diffusi sono altrettanto preoccupanti. La temperatura alla superficie dell’area della Solfatara, specialmente nella zona di massima emissione, ha raggiunto i 168 gradi Celsius, mentre il sistema idrotermale più profondo ha toccato i 350 gradi. Ancora più impressionanti sono le emissioni di gas: circa 5.000 tonnellate al giorno di CO₂ sono sprigionate dalla zona Solfatara-Pisciarelli, con emissioni sottomarine che vengono monitorate costantemente.
«Gli accumuli di anidride carbonica possono essere molto pericolosi, sia per l’ambiente che per la salute pubblica», ha sottolineato Di Vito, ribadendo la necessità di un approccio integrato alla gestione del rischio vulcanico, con il coinvolgimento diretto delle istituzioni nazionali, regionali e locali.
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