Iniziano a diradarsi le nubi sulla nuova indagine del procuratore Fabio Napoleone che mira a fare luce sull’omicidio, nel 2007, della giovane Chiara Poggi all’interno della sua villetta. La nuova convocazione di Andrea Sempio, fissata per il 6 maggio, segna un punto di svolta nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, riaperta dalla Procura di Pavia dopo anni di sentenze e archiviazioni. Gli inquirenti hanno depositato un nuovo capo di imputazione che delinea una ricostruzione profondamente diversa rispetto a quella emersa nelle precedenti indagini.
Secondo la Procura, l’omicidio di Chiara Poggi sarebbe maturato dopo un approccio di natura sessuale respinto dalla vittima, elemento che i magistrati considerano centrale per definire il movente. Gli investigatori ritengono che l’aggressione si sia sviluppata in più momenti, all’interno dell’abitazione e lungo le scale che conducono alla cantina, dove il corpo fu ritrovato.
La ricostruzione, basata su nuovi approfondimenti tecnici e su una rilettura degli atti, sostiene che la giovane avrebbe tentato di difendersi e che l’autore dell’aggressione avrebbe agito con particolare determinazione. È in questo contesto che i pm contestano a Sempio l’aggravante della crudeltà, richiamando la “gravità dell’azione e la pluralità dei colpi”, e soprattutto quella dei motivi abietti, che la Procura collega al “rifiuto dell’approccio” da parte della vittima.
Gli inquirenti parlano di una dinamica “in più fasi”, con un primo momento di colluttazione e un successivo trascinamento verso la zona della cantina dove la giovane sarebbe stata nuovamente colpita alla nuca. La nuova ipotesi accusatoria sostiene che l’aggressione sarebbe proseguita anche quando la vittima non era più in grado di reagire, un elemento che la Procura considera rilevante per qualificare la condotta.
La riapertura del caso, che negli anni ha visto un lungo percorso giudiziario e un forte dibattito pubblico, si concentra ora su una nuova pista investigativa, sostenuta da analisi tecniche e da un riesame del materiale genetico già acquisito. La “battaglia sul Dna”, come definita dagli stessi inquirenti, resta uno dei nodi centrali che verranno affrontati nei prossimi mesi.
L’interrogatorio del 6 maggio rappresenta dunque un passaggio decisivo. La Procura intende verificare la tenuta della nuova ricostruzione e chiarire gli elementi che hanno portato a formulare un capo d’accusa radicalmente diverso da quello che aveva guidato le indagini precedenti.
Il caso di Garlasco, a quasi vent’anni dai fatti, continua così a essere uno dei dossier giudiziari più complessi e controversi del Paese, con un intreccio di elementi tecnici, valutazioni probatorie e ricostruzioni alternative che la magistratura dovrà ora vagliare nuovamente.
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