Si complica il quadro giudiziario legato alla morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto dopo un trapianto cardiaco. La Procura della Repubblica di Napoli ha infatti contestato anche il reato di falso a due medici già indagati per omicidio colposo, aprendo un nuovo fronte nell’inchiesta su una vicenda che ha sollevato forti interrogativi sul funzionamento del sistema sanitario.

I destinatari della nuova contestazione sono i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, componenti dell’équipe che ha eseguito l’intervento il 23 dicembre. Secondo l’ipotesi accusatoria, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante, vi sarebbero state irregolarità nelle annotazioni della cartella clinica, in particolare riguardo agli orari di arrivo dell’organo in sala operatoria.

Un elemento ritenuto rilevante dagli inquirenti, in quanto potenzialmente collegato alla gestione dell’organo trapiantato, risultato congelato. La corretta tracciabilità dei tempi e delle procedure rappresenta infatti un passaggio cruciale nei protocolli trapiantologici.

Alla luce di queste nuove contestazioni, la Procura ha chiesto al giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino l’applicazione di una misura cautelare interdittiva, ovvero la sospensione dall’esercizio della professione medica per entrambi gli indagati.

Il giudice procederà ora con l’interrogatorio dei due medici, passaggio preliminare alla decisione sulla richiesta avanzata dalla Procura. Solo successivamente verrà valutata l’eventuale applicazione della misura.

L’inchiesta si inserisce in un contesto già segnato da verifiche e interventi istituzionali sulla rete trapiantologica regionale, evidenziando criticità organizzative e procedurali che potrebbero avere inciso sull’esito dell’intervento.

Resta ferma, come previsto dall’ordinamento, la presunzione di innocenza per gli indagati fino a eventuale condanna definitiva.


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