Il Consiglio comunale di Napoli ha recentemente approvato la delibera 374 relativa all’approvazione definitiva della variante urbanistica finalizzata alla salvaguardia dell’offerta abitativa nel centro storico. Il provvedimento interviene sulla disciplina dei cambi di destinazione d’uso all’interno della categoria funzionale “residenziale” con l’obiettivo di contenere la progressiva trasformazione delle abitazioni ordinarie in strutture ricettive extra-alberghiere. Cuore della variante è l’introduzione di una soglia minima di residenzialità ordinaria, fissata in sede di prima applicazione al 70% e valida all’interno di un’area di regolamentazione appositamente delimitata nel centro storico. In questo perimetro il passaggio da abitazione ordinaria a bed & breakfast, affittacamere, case e appartamenti per vacanze o locazioni brevi è consentito solo nel rispetto di tale soglia, calcolata sull’intera unità edilizia. Le opposizioni hanno votato contro il provvedimento, evidenziandone alcune criticità. A tal proposito abbiamo chiesto un commento a Iris Savastano, consigliera comunale e segretario cittadino di Forza Italia a Napoli.

Come in tutte le grandi città, anche a Napoli c’è da coniugare la questione abitativa con il proliferare delle strutture extra-alberghiere. Qual è la posizione di Forza Italia e che alternativa proponete?

“Forza Italia è favorevole a regolamentare il fenomeno, perché non possiamo permettere che intere zone di Napoli perdano la loro funzione residenziale. Il centro storico deve continuare a essere vissuto anche dai residenti, dalle famiglie e dai commercianti. Il problema, però, è come si interviene. Noi avremmo puntato molto di più sui controlli e meno sui divieti preventivi. Prima bisogna sapere quante strutture ci sono davvero, quante sono regolari, quante abusive e verificare che quello che risulta dalle banche dati corrisponda alla realtà. La nostra idea è una regolamentazione dinamica, basata sulla situazione reale dei singoli quartieri: Porto non è San Lorenzo, San Giuseppe non è Stella, Chiaia non è Posillipo. Non si può pensare di applicare la stessa regola a realtà completamente diverse”.

Secondo lei ci sono controlli sufficienti o c’è ancora del sommerso da portare a galla?

“Secondo noi c’è ancora molto da fare. Prima di bloccare nuove aperture, bisogna essere sicuri di conoscere e controllare quelle che già esistono. Bisogna incrociare le banche dati comunali, SUAP e catastali, verificare le destinazioni d’uso e andare sul territorio. Il rischio è molto semplice: essere rigidissimi con chi vuole aprire regolarmente domani e non riuscire a controllare fino in fondo chi opera già oggi”.

Cosa non vi piace della delibera comunale sul tema?

“Il punto che non condividiamo è soprattutto il metodo. La delibera introduce una soglia del 70% di residenza e del 30% per gli altri usi, ma la applica al singolo edificio. Per noi non è il modo giusto di affrontare il problema. Se vuoi governare la pressione turistica, devi guardare al quartiere, non al singolo palazzo. E poi c’è un’altra questione: bisogna sapere come questa soglia verrà aggiornata nel tempo. Se una struttura chiude, quella quota torna disponibile? Chi lo certifica? Chi può utilizzarla? Sono aspetti molto concreti sui quali avremmo voluto avere risposte prima del voto”.

Il limite di B&B del 30% nel centro storico vi convince?

“No, non nella forma prevista dalla delibera. Non siamo contrari a una soglia, ma riteniamo sbagliato applicarla automaticamente al singolo fabbricato. Meglio stabilire una soglia di pressione turistica per quartiere, sulla base dei dati reali, e aggiornarla periodicamente. In questo modo, se una zona è sotto pressione si interviene; se la situazione cambia, si può cambiare anche la regolamentazione”.

Come si interviene sull’emergenza abitativa?

“Non basta bloccare qualche nuova struttura ricettiva. L’emergenza abitativa si affronta aumentando l’offerta di case. Bisogna recuperare gli alloggi ERP, rimettere sul mercato il patrimonio pubblico inutilizzato, incentivare gli affitti a lungo termine e dare maggiori garanzie ai proprietari che scelgono la locazione residenziale. E soprattutto bisogna combattere l’abusivismo e fare controlli seri. Insomma, noi diciamo sì alle regole e sì alla difesa della residenzialità, ma servono regole semplici, controllabili e legate alla realtà dei quartieri. Il nostro punto è molto semplice: regolamentare significa governare il fenomeno, non semplicemente mettere dei divieti”.

di M.OLA


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