Arriva dopo 18 anni la condanna in appello per Marco Nonno, esponente di spicco di Fratelli d’Italia a Napoli. La Corte d’Appello (presidente Francesco Valentini) ha accolto le richieste della Procura generale, riconoscendo la responsabilità dell’imputato per devastazione in relazione agli scontri che infiammarono Pianura nel gennaio 2008, durante le proteste contro la riapertura della discarica. E’ quanto si apprende da Il Mattino.
Secondo la ricostruzione della Dda di Napoli, allora rappresentata dal pm Antonello Ardituro, quella notte in via Sartania si verificarono raid, assalti e incendi, con danni a cassonetti, autobus e mezzi pubblici, oltre a violenze contro le forze dell’ordine. In piena emergenza rifiuti, la decisione di riaprire una vecchia cava colma di veleni scatenò barricate e tensioni che, per la magistratura, sfociarono in una vera e propria devastazione.
La difesa: “Nonno cercò di sedare gli animi”
Diversa la lettura della difesa, rappresentata dal penalista Sergio Cola, secondo cui Nonno sarebbe stato scagionato da testimonianze autorevoli, provenienti anche da esponenti istituzionali e appartenenti alle forze dell’ordine. «Nonno si mosse solo per sedare gli animi. Leggeremo le motivazioni e faremo ricorso per Cassazione», ha dichiarato l’avvocato.
Le parti civili: Asia e Anm
Nel processo si sono costituite parte civile due società partecipate del Comune di Napoli: Asia, rappresentata dal penalista Giuseppe Fusco, e Anm, assistita dall’avvocato Luigi Tuccillo. Le aziende hanno chiesto il risarcimento dei danni subiti ai cassonetti e ai bus durante gli scontri e gli incendi.
La sentenza, riportata dal Mattino, chiude il secondo grado di giudizio ma apre ora la strada al possibile ricorso in Cassazione, dove la difesa tenterà di ribaltare nuovamente il verdetto.











