Settecentosette imprese, undici filiere produttive e una rilevazione dedicata a capire direttamente dalle PMI come stanno cambiando attività, investimenti, occupazione, innovazione e capacità competitiva del Sud. Nasce così l’Osservatorio PMI del Sud di UniCredit in collaborazione con Svimez e Confindustria Campania Piccola Industria. Emerge dal Forum dei Territori di UniCredit che riunisce aziende, istituzioni, associazioni di categoria, università ed esperti.

I dati più rilevanti dell’Osservatorio mostrano aspettative prevalentemente espansive: il 54,3% delle imprese registra un aumento del fatturato negli ultimi dodici mesi, il 50,4% prevede una crescita della produzione e il 51,9% si attende un incremento degli addetti. Ancora più significativo è il dato sulle difficoltà incontrate dalle aziende: il 27,6% indica i costi dell’energia e delle materie prime tra i principali ostacoli alla propria attività e il 26,6% la difficoltà di reperire manodopera, mentre soltanto il 12,2% segnala una carenza di domanda da parte del mercato.

È uno degli elementi più rilevanti emersi dalla rilevazione: per una parte significativa delle PMI osservate, la criticità non è prioritariamente la scarsità di ordini, ma la capacità di produrre a condizioni competitive e di reperire le persone necessarie per sostenere l’attività. Un cambiamento particolarmente evidente nelle imprese di maggiore dimensione: tra quelle con almeno 50 addetti, il 61,5% registra un aumento del fatturato, il 62,3% prevede una crescita della produzione e il 63,8% un incremento dell’occupazione.

L’Osservatorio nasce proprio per approfondire queste trasformazioni attraverso una lettura periodica e diretta delle PMI del Sud, integrando consuntivi, giudizi correnti e aspettative e consentendo di analizzare le differenze tra territori, dimensioni aziendali e filiere produttive. La rilevazione, condotta tra giugno e luglio 2026, interessa undici comparti: costruzioni, agribusiness, automotive, sistema moda, sistema casa, commercio, turismo, chimica-farmaceutica, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, economia del mare e aerospazio e aeronautica. La ripetizione periodica dell’indagine consentirà di costruire indicatori specifici sul clima delle PMI del Sud e seguirne l’evoluzione nel tempo.

La lettura per filiere mette già in evidenza differenze significative. Il comparto delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione registra il clima più favorevole: il 73,1% delle imprese aumenta il proprio fatturato considerando una crescita della produzione e il 76,9% prevede nuove assunzioni. Nell’automotive circa il 65% stima unamaggiore produzione e il 61,8% un incremento degli occupati. Nelle costruzioni, invece la difficoltà nel reperire manodopera sale al 38,3%, diventando il principale vincolo alla crescita del comparto.

Anche la dimensione aziendale emerge come uno dei fattori che maggiormente incidono sulla capacità di competere. Oltre alle migliori aspettative su fatturato e occupazione, le aziende più strutturate mostrano livelli più elevati di digitalizzazione, innovazione e presenza sui mercati internazionali. L’Innovation Index passa infatti dai 18,4 punti delle microimprese ai 44,6 punti delle aziende tra 100 e 149 addetti. Sul digitale la progressione è altrettanto evidente: dai 44,1 punti delle microimprese si passa ai 52,4 delle aziende con 50-99 addetti e ai 57,8 punti della fascia 100-249.

Sul fronte dell’internazionalizzazione, il 31,1% delle aziende del campione realizza una quota di fatturato all’estero, mentre il 7,2% supera il 30% dei ricavi sui mercati internazionali. Anche in questo caso la dimensione rappresenta uno spartiacque: l’Export Index sale da 26,4 punti nelle microimprese fino a 52,6 punti nella fascia tra 100 e 149 addetti. Tra le filiere con maggiore vocazione internazionale emergono sistema moda, agribusiness, sistema casa e chimica-farmaceutica.

Accanto ai segnali di crescita, l’Osservatorio individua dunque le aree sulle quali si concentrerà la competitività dei prossimi anni: capacità di aumentare la dimensione aziendale, disponibilità di competenze, innovazione proprietaria, digitalizzazione e maggiore presenza sui mercati internazionali. Sul lavoro emergono anche elementi di stabilità: nel 69,4% delle PMI analizzate, i contratti a tempo determinato rappresentano meno del 20% dell’organico e, nell’86% delle aziende, lo scarto retributivo tra uomini e donne a parità di ruolo, è inferiore al 5%.

La fotografia delle imprese si inserisce in una fase nella quale il Sud sta attirando una quantità rilevante di risorse. Nell’ambito della ZES Unica, gli investimenti attivati superano i 9 miliardi di euro, che si stima genereranno circa 25 mila nuovi posti di lavoro. I nuovi insediamenti rappresentano il 45% delle autorizzazioni, assorbono il 65% delle risorse mobilitate e generano il 55% delle ricadute occupazionali. La sfida è trasformare questa capacità di attrarre capitali in un rafforzamento permanente del tessuto produttivo, aumentando produttività, dimensione delle aziende e qualità dell’occupazione.

“La capacità di attrarre risorse è un indicatore importante, ma la misura decisiva sarà la qualità degli effetti che sapranno produrre nel tempo. Il Meridione dispone di energie imprenditoriali che possono contribuire in misura crescente alla competitività dell’Italia e dell’Europa. Occorre creare le condizioni perché i capitali raggiungano i progetti migliori, favorendo produttività, innovazione e aziende in grado di acquisire scala. È su questo terreno che un sistema bancario solido ed efficiente può esercitare pienamente la propria funzione nell’economia” ha dichiarato Pier Carlo Padoan, Presidente di UniCredit.


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