Clima, FRIDAYS FOR FUTURE

Il movimento ambientalista Fridays For Future si prepara a uno sciopero globale per il clima previsto per domani, 15 Settembre e per il prossimo 6 Ottobre.

Già questa mattina le prime forme di protesta sono avvenute in provincia di Pavia con quattro attivisti incatenati davanti all’ingresso della raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgondi. Ma questo è solo l’inizio della serie di cortei, sit-in che si concentreranno nella giornata di domani in tutto il Paese, quando il movimento nato nel 2018 sull’esempio di Greta Thunberg, darà luogo a una serie di manifestazioni.

“L’italia – si legge dalla nota diramata dall’organizzazione – è a un nuovo capitolo della storia climatica: ondate di calore, alberi sradicati dal vento, chicchi di grandine come palle da tennis e alluvioni. È il capitolo della devastazione, che rende l’azione collettiva indispensabile”. “Un governo che, all’indomani della catastrofe, nega ogni correlazione tra fenomeni estremi e crisi climatica – dice Giacomo Zattini, portavoce del movimento – è un governo negazionista. E per questo inadeguato a indicare risposte per prevenire i peggiori scenari prospettati dalla scienza climatica“.

Gli obiettivi di decarbonizzazione

La prima causa dell’aumento delle temperature, e di conseguenza dei fenomeni climatici estremi, sono i combustibili fossili, “su cui l’Italia continua a investire ampiamente”, prosegue il comunicato di Friday For Future. “Il nostro Paese ha una responsabilità importante nelle politiche di mitigazione mondiali, date le sue emissioni storiche. L’Italia dovrà superare gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione Europea, riducendo le sue emissioni di gas climalteranti dell’80% entro il 2030 e decarbonizzando totalmente il settore elettrico entro il 2035. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, significa abbandonare immediatamente ogni nuovo investimento in carbone, petrolio e gas.

Le proposte

Il movimento propone alcune soluzioni per tutelare l’acqua e garantire maggiori difese naturali ai fenomeni estremi, tra cui: ridurre i consumi, ripristinare gli alvei originari dei fiumi, tutelare e promuovere la salute del suolo, favorire l’assorbimento dell’acqua nel suolo, spingere la forestazione, ripristinare i fondi del PNRR per il dissesto idrogeologico.

I pareri contrastanti.

Non mancano i pareri contrari alla protesta condotta da Greta Thumberg. In una recente intervista lo scrittore e giornalista svedese Patrik Svensson, autore del bestseller internazionale ‘Nel segno dell’anguilla (Guanda)’ , per la prima volta al Festivaletteratura di Mantova, ha commentato l’opera della giovane attivista. “E’ stata magnifica e la sua operazione, che ha creato un movimento in tutto il mondo contro il cambiamento climatico, è stata eccezionale, però non deve essere responsabilità dei giovani la diffusione di questa consapevolezza del problema. È una responsabilità che deve ricadere sui politici e sul potere”.

Il premio Nobel smonta la narrativa allarmistica

Fa riflettere ancora di più la teoria di John Clauser, premio Nobel per la Fisica nel 2022, è appena entrato a far parte della “coalizione CO2” americana, che è una delle principali organizzazioni scientifiche realiste sul clima. Il consenso Potëmkin sulla crisi climatica ha appena subìto un nuovo colpo. Le parole del grande fisico sono inequivocabili su ciò che pensa dell’attuale visione sul clima. La narrativa comune sul cambiamento climatico costituisce una pericolosa corruzione della scienza che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. La fuorviante scienza del clima si è trasformata in una massiccia pseudoscienza giornalistica. A sua volta, se ne è fatto il capro espiatorio di una miriade di mali non correlati”. In poche parole, “Non c’è nessuna crisi climatica”. Per altri, l’operazione Greta Thumberg, inoltre, non è altro che un ottimo capolavoro di marketing.