Commercio estero IMPORT EXPORT

Il 2026 si apre con segnali contrastanti per il commercio estero italiano. Secondo le stime diffuse dall’Istat, nel mese di gennaio si registra una sostanziale stagnazione congiunturale dell’export (-0,1%), accompagnata da una riduzione delle importazioni (-1,3%), a conferma di un rallentamento della domanda complessiva.

Il dato mensile è il risultato di dinamiche divergenti tra le aree geografiche: le esportazioni verso l’Unione europea crescono (+1,4%), mentre quelle verso i mercati extra Ue risultano in calo (-1,6%). Una polarizzazione che riflette le incertezze del contesto internazionale e la diversa intensità della domanda nei principali partner commerciali.

Su base trimestrale, il quadro resta debole. Nel periodo novembre 2025-gennaio 2026 l’export si mantiene sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre l’import segna una flessione più marcata (-2,2%), evidenziando una domanda interna e produttiva in raffreddamento.

Il dato più significativo emerge però nel confronto annuo. A gennaio 2026 l’export registra una flessione del 4,6% in valore e del 5,8% in volume, un calo che coinvolge sia l’area Ue (-3,9%) sia i mercati extra Ue (-5,5%). Ancora più accentuata la contrazione delle importazioni, che segnano un -7,4% in valore, con una dinamica particolarmente negativa nei Paesi extra europei (-13,9%).

A livello settoriale, la riduzione delle esportazioni è ampia e diffusa. Pesano soprattutto i cali nei prodotti petroliferi raffinati (-38,2%), nei macchinari (-7,3%) e nei beni alimentari, bevande e tabacco (-9,2%). In controtendenza, si distinguono i metalli (+17,1%) e il comparto farmaceutico (+5,9%), che confermano una maggiore resilienza in alcuni segmenti industriali.

Anche sul piano geografico emergono segnali di debolezza. La contrazione dell’export è trainata soprattutto dai principali partner commerciali: Francia (-7,5%), Stati Uniti (-6,7%), Germania (-4,8%) e Regno Unito (-12,3%). Al contrario, si registrano dinamiche positive verso Svizzera (+15,5%), Cina (+14,6%) e Austria (+5,1%), a indicare una ricomposizione parziale delle direttrici commerciali.

Nonostante il quadro complessivamente negativo, il saldo commerciale resta positivo, attestandosi a +1,089 miliardi di euro, seppur in calo rispetto all’anno precedente. Migliora invece il deficit energetico, che si riduce a -3,466 miliardi, segnale di un alleggerimento della componente legata all’import di energia. Parallelamente, cresce l’avanzo dei prodotti non energetici, che raggiunge +4,556 miliardi.

Sul fronte dei prezzi, si registra un lieve aumento congiunturale (+0,2%) dei prezzi all’importazione, mentre su base annua prosegue la flessione (-3,3%), trainata in larga parte dal calo dei costi delle materie prime e dei beni energetici.

Nel complesso, i dati delineano un avvio d’anno caratterizzato da una domanda internazionale più debole e da una contrazione degli scambi, che tuttavia si accompagna a un miglioramento degli equilibri energetici. Un quadro che richiede attenzione, soprattutto in un contesto globale ancora segnato da incertezze geopolitiche e dinamiche commerciali in evoluzione.


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