Resta sempre attuale il problema della mancanza di medici di famiglia in Italia. Lungo tutto il territorio nazionale sono oltre 5000 le figure mancanti. Questo crea inevitabilmente problemi ai pazienti ma anche alla gestione dei pronto soccorsi perché aumentano i casi di accessi che potrebbero essere evitati se ci fosse un iniziale filtro. Difficoltà anche per i medici di base in servizio che hanno un sovraccarico di assistiti difficile da gestire. In media un camice bianco ha circa 1500 pazienti, ben al di sopra il rapporto ottimale che ne prevede 1200. In Campania sono circa 300 le zone ancora carenti. Ne erano 700 fino a qualche mese fa, ma a partire da marzo 400 medici stanno progressivamente aprendo i propri ambulatori. Un’iniezione sicuramente positiva ma che non va a colmare le carenze che sono accentuate da pensionamenti o da cambi di mansioni. Il medico di famiglia è essenziali soprattutto per i pazienti fragili ma anche per sostenere le diverse campagne di prevenzione e screening promosse dalle Asl territoriali.
“La mancanza di medici di famiglia – dice Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia – è una criticità ormai di diversi anni. Ci sono tanti cittadini scoperti. È corretto investire nelle strumentazioni ma bisogna farlo anche sulle risorse umane per evitare l’emorragia di colleghi che vanno a lavorare al Nord, all’estero o nel privato. Dobbiamo rendere la medicina pubblica attrattiva migliorando la qualità di vita lavorativa ed una remunerazione adeguata. Si parla delle case di comunità (In Italia ne dovrebbero essere circa 1200 entro fine anno secondo il Pnrr N.D.R.) e sicuramente possono essere utili ma devono avere le risorse umane sufficienti per farle funzionare bene 12 ore al giorno. La carenza di camici bianchi impatta anche sugli ospedali, che spesso sono oggetto del 40-50% di prestazioni improprie”.
Sulla questione interviene anche Luigi Sparano, segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) Napoli: “Attualmente abbiamo una minore presenza di medici sul territorio. Siamo passati da 4600 nel 2013 a 3150 attuali. I numeri si stabilizzeranno nell’arco del prossimo quadriennio. Le zone più scoperte sono quelle periferiche della regione, comprese isole e zone montane. Territori a bassa densità abitativa. La mancanza di medici di medicina generale produce l’aumento dei costi e l’accesso improprio in strutture di secondo livello, pronto soccorsi e visite specialistiche. Tutto che in molti casi si potrebbe evitare con un primo filtro”.
di M.OLA.
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